Otto minuti, tanto è bastato perché i 2.400 accessi disponibili per le visite al “Grattacielo Piemonte”, in programma sabato 6 e domenica 7 giugno nell'ambito di “Open House Torino” andassero esauriti sulla webapp dell'evento.
Per fare un confronto, molte delle altre location della manifestazione mettono a disposizione poche decine di accessi: il Grattacielo ne offriva 2.400, eppure ha retto il confronto senza scampo.
Il palazzo istituzionale firmato da Massimiliano e Doriana Fuksas si conferma anno dopo anno tra le mete più ambite della manifestazione. Non è un caso, perché è la sede di una burocrazia regionale ma è anche un oggetto architettonico di rara ambizione per il contesto italiano, costruito in un quartiere che porta ancora i segni di una grande trasformazione industriale.
L'area di Nizza Millefonti, a poca distanza dal Lingotto, era occupata dagli stabilimenti “Fiat Avio” fino a quando la dismissione ha aperto la strada alla riconversione. Uno schema che Torino conosce bene, la città ha attraversato negli ultimi trent'anni una delle più radicali metamorfosi post-industriali d'Europa, e il Grattacielo Piemonte è il capitolo istituzionale.
Non una fabbrica che diventa museo o residenza, ma un'area produttiva che si trasforma in sede del potere amministrativo regionale, con tutte le aspettative e le responsabilità che questo comporta.
Il progetto ha una storia lunga e travagliata. Nasce nel 2001 come torre da 100 metri nell'area ex “Materferro”, con l'idea di concentrare in un unico immobile gli uffici regionali allora dispersi in una quindicina di sedi diverse in città, riducendo i costi della pubblica amministrazione.
Nel 2007 viene ridisegnato e sostanzialmente raddoppiato in altezza e il risultato finale, inaugurato il 14 ottobre 2022 alla presenza del presidente Alberto Cirio, è oggi la più grande opera pubblica realizzata in Piemonte negli ultimi cinquant'anni: 43 piani fuori terra, due interrati, una base quadrata di 40 metri di lato e una superficie vetrata complessiva di circa 330.000 mq orientata secondo i quattro punti cardinali. L'altezza definitiva si attesta a 205 metri.
Il complesso non si esaurisce nella torre, ma comprende una corte ipogea dedicata ai servizi, un Centro Congressi collegato all'edificio principale tramite una passerella, un edificio polifunzionale chiamato “Farfalla” e i parcheggi interrati. Gli spazi di lavoro interni sono organizzati in open-space distribuiti attorno a un nucleo centrale di 12 ascensori. Sul fronte energetico, il 70% del fabbisogno è coperto da una centrale geotermica abbinata a oltre mille metri quadri di fotovoltaico, una serie di scelte che, al momento della progettazione, rappresentavano un impegno non scontato per un edificio pubblico di questa scala.
Gli interni portano anche la firma di Ugo Nespolo, che ha realizzato decori grafici e pannelli artistici distribuiti negli spazi comuni. Sulla sommità, a chiudere il discorso verso l'alto, campeggia “Swarms” (Sciami) di Chiara Camoni, installazione luminosa concepita per “Luci d'Artista”: uno sciame di forme sospese che di notte dialoga con il profilo della città.
Il percorso guidato previsto per i visitatori partirà dall'ingresso est per attraversare il “grande vuoto”, uno spazio verticale aperto fino al 35° piano, scandito da tagli geometrici e lame trasversali che nascondono le sale riunioni. Si prosegue sulle passerelle affacciate al giardino d'inverno per salire infine al 43° piano.
Lassù, a 205 metri dal suolo, c'è la terrazza verde più alta tra i grattacieli italiani, un bosco pensile con specie arboree e arbustive della flora piemontese, sospeso sulla città che nelle giornate più limpide diventa uno spettacolo affacciato sulle Alpi.
Quella dei 2.400 posti esauriti in otto minuti non è solo una curiosità, ma la misura di quanto i torinesi sentano come proprio un edificio che appartiene a tutti ma rimane quasi sempre inaccessibile.












