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Per assecondare la passione degli inglesi per l’Italia, il “Guardian”, giornale britannico che di turismo mediterraneo ne sa qualcosa, ha dedicato un reportage a sei destinazioni italiane dove la spiaggia è ancora di tutti e il paesaggio ha resistito al lettino numerato. Una guida che può essere utile anche agli italiani che stanno per organizzare le prossime vacanze.

Sei posti, da nord a sud, che smentiscono l'idea che per trovare un tratto di costa incontaminato in Italia bisogna alzarsi alle cinque del mattino o conoscere qualcuno del posto.

Conero, il segreto delle Marche

Un posto che i marchigiani menzionano sottovoce, con la discrezione di chi ha qualcosa di buono in casa e non vuole che i vicini lo vengano a sapere. Le scogliere calcaree cadono a picco su un mare verde-blu tra Ancona e il Monte Conero, all’interno di un parco regionale di oltre 70 km di sentieri che funziona da filtro naturale contro il turismo di massa.

Il giornalista del Guardian lo definisce “il gioiello più prezioso delle Marche” e non è retorica, ma la descrizione di un tratto di costa che ha avuto la fortuna geografica di essere difficile da raggiungere e la fortuna storica di non diventare famoso abbastanza da essere rovinato.

A Sirolo, la spiaggia si raggiunge a piedi attraverso un sentiero in discesa tra gli alberi (già questo scoraggia una fetta considerevole di turisti) e si apre su un litorale di ciottoli bianchi con spazio sufficiente per stendere un telo senza che il vicino respiri sul collo. A Portonovo, i beach club esistono ma sono retrò, in stile anni Sessanta, e convivono con lunghi tratti liberi.

Gargano, la Puglia che non ha fame di turisti

Mentre il Salento si trasformava nel set fotografico preferito d'Italia, la penisola del Gargano guardava dall'altra parte. Si protende verso l'Adriatico come un’appendice dimenticata della Puglia settentrionale, dentro un parco nazionale che ha tenuto lontane le speculazioni edilizie e preservato un paesaggio che altrove sarebbe già stato convertito in resort.

Calette rocciose, baie tranquille, lunghe spiagge di ciottoli con gli uliveti alle spalle e un mare che, nelle insenature più riparate, raggiunge una trasparenza da depliant.

Portogreco è una di quelle piccole insenature che sembrano esistere per essere scoperte: grotte marine, scogli per i tuffi, fondali da snorkeling. Vignanotica è più lunga e più esposta, con una scogliera calcarea che nel tardo pomeriggio fa ombra sulla battigia, soluzione naturale al problema della scottatura. E poi ci sono i trabucchi, quelle strutture di legno sospese sul mare che i pescatori del Gargano usavano da secoli per calare le reti senza prendere il largo. Molti sono stati trasformati in ristoranti.

Ponza, l’apologia della lentezza

Fuori dal raccordo anulare, Ponza è quasi sconosciuta. Dentro, è l'isola: quella a cui si pensa quando si dice "vado al mare". Un'ora di traghetto dalla costa laziale, case color pastello intorno a un porto che non è cambiato nei decenni, un ritmo che non sembra concepito per compiacere nessuno. Il Guardian la mette al terzo posto nella classifica delle spiagge libere più belle d'Italia, ma la vera notizia è che Ponza sia finita su un giornale britannico: i romani avrebbero preferito che restasse fuori dai radar internazionali.

La spiaggia di Frontone è la più lunga dell'isola e si raggiunge in motoscafo, e questo la rende meno affollata della media. I locali più esperti, però, sanno che i posti migliori sono agli estremi, sugli scogli, dove non arrivano i lettini. Chiaia di Luna è qualcosa di difficile da descrivere senza scivolare nell'iperbole: una baia a mezzaluna racchiusa da scogliere arancioni alte decine di metri, accessibile solo dall'acqua dopo che le frane hanno chiuso il sentiero a terra. Si arriva in gommone, si galleggia in mezzo a quel teatro naturale, e si capisce perché i romani non vogliono che se ne parli troppo.

Pantelleria dove finisce l'Italia

Pantelleria non assomiglia all'Italia e neanche alla Sicilia, di cui è tecnicamente parte. Ricorda, a livello geografico e come atmosfera, la Tunisia, che dista 70 km contro i 110 che la separano da Marsala.

La roccia è vulcanica e nera, il paesaggio è arido e battuto dal vento, non esiste una sola spiaggia sabbiosa. Turisti e residenti stendono i teli sulle rocce piatte e si tuffano da lì, in un mare la cui trasparenza stride con la durezza del paesaggio circostante in modo straordinario.

Balata dei Turchi, nell'estremo sud dell'isola, è una baia di roccia vulcanica con fondali ricchi di coralli colorati e pesci, a Nikà, le sorgenti termali sotterranee sgorgano direttamente in mare mentre si nuota, dettaglio che oscilla tra il balneare e il geologico. Da non perdere lo Specchio di Venere, un lago vulcanico nella parte settentrionale, alimentato da tre sorgenti termali sottomarine.

Elba, la risposta toscana alla Corsica

L'isola d'Elba viene citata quasi sempre con due aggiunte: Napoleone e il traghetto da Piombino. Entrambe le informazioni sono corrette e nessuna delle due rende l'idea di cosa sia l'isola davvero. È più grande di quanto ci si aspetti, più selvaggia di quanto la fama turistica lasci intuire, con baie che reggono il confronto con la Corsica che sta a 55 km.

La baia di Nisporto è raggiungibile attraverso una strada tortuosa che scoraggia già in partenza il turismo di passaggio: una conca tranquilla chiusa da colline coperte di pini, spiaggia di sabbia e ciottoli, onde dolci. Perfetta per le famiglie, ottima per lo snorkeling, noleggio di pedalò e canoe per chi vuole esplorare la costa senza avventurarsi troppo al largo. Nisporto ha quella qualità rara delle spiagge che funzionano davvero — non come scenografia ma come posto dove si sta bene — anche in piena estate.

Maremma, la vera macchia mediterranea

Il Parco regionale della Maremma è forse l'unico tratto di costa italiana dove gli ombrelloni non possono esserci. Niente bar, lettini, musica da spiaggia e strutture di alcun tipo. Solo sabbia, legni trasportati dal mare e in lontananza le isole dell'arcipelago toscano che galleggiano all'orizzonte.

Il parco si estende dai monti dell'Uccellina fino al Tirreno per circa 5.000 kmq, attraverso una macchia mediterranea che in certi tratti sembra inviolata.

Marina di Alberese è la spiaggia più accessibile, un litorale che va avanti per km, con Collelungo raggiungibile a piedi lungo la costa o attraverso i sentieri del parco. Le piste ciclabili sono facili e ben segnate, le biciclette si noleggiano a Grosseto e il percorso passa accanto a mandrie di vacche maremmane con le corna larghe.