Si chiama Haru Hana Banana, viene dalla Corea del Sud e nel 2018 ha risolto uno dei problemi più stupidi e diffusi della vita domestica moderna: la confezione di banane che diventa inutilizzabile tutta in una volta. La catena di supermercati “E-Mart” ha lanciato una confezione da sei frutti disposti in ordine crescente di maturazione, la prima pronta da mangiare il giorno dell'acquisto, l'ultima ancora verde, destinata a raggiungere l’apice esattamente a fine settimana. Il nome significa letteralmente “una banana al giorno”, e per una volta il prodotto mantiene la promessa.
La scienza dietro all'idea è semplice: le banane di uno stesso casco maturano all'unisono perché si scambiano etilene, un gas che accelera il processo e trasforma il ripiano della cucina in una gara contro il tempo che non c’è verso di vincere.
Separare i frutti e selezionarli per stadio di maturazione spezza il patto chimico, consegnando al consumatore una tabella di marcia già pronta.
Al lancio la confezione costava 2.980 won coreani, circa 1,70euro, non il più economico del reparto, ma giustificato dall'assenza di sprechi e dalla promessa di trovare ogni mattina una banana nel momento esatto della sua maturazione ottimale. Il prodotto è pensato soprattutto per i single, categoria che conosce bene il problema: quando si vive soli, una confezione intera è quasi sempre troppo, e la finestra temporale in cui mangiarle tutte al punto giusto dura circa un pomeriggio.
Il successo è stato tale da rendere le Haru Hana Banana virali a livello globale, caso piuttosto raro per una confezione di frutta.
La E-Mart non è nuova a questo tipo di ingegneria della comodità applicata al reparto ortofrutta: vende anche noci di cocco con una cannuccia rigida già incorporata per bucarle, e angurie dotate di manici per il trasporto. Un supermercato che ha deciso di dare risposte a domande che nessuno aveva ancora fatto.
Il problema, naturalmente, c'è. Le banane hanno già un involucro naturale che la natura ha impiegato milioni di anni a perfezionare, e aggiungere plastica non biodegradabile a un frutto che non ne ha nessun bisogno è una contraddizione abbastanza macroscopica. Il web non ha mancato di farlo notare: qualcuno su Twitter ha proposto di disporre le banane per grado di maturazione direttamente sul banco del supermercato, così che ognuno possa scegliere le proprie. “Troppo semplice”, era il tono, ironico ma non del tutto sbagliato.
L'Indonesia avrebbe già adottato un sistema analogo con imballaggi in cartone ma la E-Mart, al momento, non ha annunciato passi in quella direzione.
C'è poi un ostacolo normativo che riguarda noi europei più da vicino. L'UE richiede omogeneità nel grado di maturazione per i prodotti soggetti a norme di qualità, il che significa che l'idea, nella sua forma attuale, non potrebbe essere replicata in Italia né nel resto del mercato comunitario.
Una banana troppo verde accanto ad una troppo gialla violerebbe qualcosa. Il direttore di “Fruitimprese” Pietro Mauro lo ha ricordato senza troppi giri di parole commentando la notizia su LinkedIn: persino nell'innovazione, il vecchio continente trova il modo di complicarsi la vita.
Rimane comunque un caso di studio istruttivo su quanto sia difficile risolvere un problema reale come lo spreco alimentare domestico, che negli Stati Uniti vale circa la metà della produzione nazionale di frutta e verdura.














