La Fifa ha deciso che il calcio, sport nato per scorrere senza interruzioni per 90 minuti, aveva bisogno di fermarsi per far bere i giocatori. Si chiama “hydration break”, ha debuttato ai Mondiali 2026 e ha già ottenuto il risultato storico di unire in un'unica protesta calciatori, allenatori, tifosi allo stadio e telespettatori.
L'annuncio era arrivato lo scorso dicembre dalla bocca di Manolo Zubiria, chief tournament officer della Fifa, in occasione di un convegno per emittenti televisive a Washington. Dettaglio geografico che non è passato inosservato, perché mentre Zubiria spiegava che ogni partita avrebbe avuto due soste di tre minuti per permettere ai giocatori di reidratarsi, “in ogni partita, non importa dove si stia giocando”, intorno a lui sedevano le persone più interessate a capire dove mettere gli spot pubblicitari. Coincidenza, naturalmente.
Il regolamento è preciso: gli annunci possono partire 20 secondi dopo il fischio che interrompe il gioco, e finire 30 secondi prima della ripresa. Ogni pausa dura tre minuti, e conti alla mano, le emittenti guadagnano quattro minuti e venti secondi di pubblicità a partita. Moltiplicato per tutte le partite del torneo fa sette ore, trenta minuti e quaranta secondi di spazi pubblicitari aggiuntivi.
La BBC ha stimato che i soli canali americani potrebbero incassare circa 250 milioni di dollari. Rob di Gisi, docente di gestione sportiva alla “Wharton School” dell'Università della Pennsylvania, ha allargato il calcolo a livello globale: un miliardo di dollari.
Gianni Infantino, presidente della Fifa, ha risposto che per la sua organizzazione non ci sono entrate aggiuntive, poiché tutti gli accordi commerciali sono stati firmati in anticipo. Argomento tecnicamente inattaccabile, come sostenere di non guadagnare nulla dalla vendita di un appartamento perché il compromesso era già stato firmato.
Uno studio di “El Pais” basato sui dati di Driblab ha analizzato le prime 28 partite del torneo: nelle 56 pause registrate, nel 78% dei casi si è verificato un cambio. Su 24 gol segnati nei primi tempi, 12 sono arrivati nei minuti immediatamente successivi alla sosta, stesso numero per i secondi tempi. La squadra che stava attaccando ha smesso di attaccare, quella che stava difendendo ha ricominciato ad attaccare. Tre minuti di acqua e istruzioni hanno ridisegnato quasi ogni partita.
Gli allenatori hanno capito la situazione prima degli altri. Graham Potter in Svezia-Olanda ha usato la prima pausa per spostare Isak dal trequarti centrale all'ala sinistra, dove Dumfries stava dominando. Peccato fossero già sotto per due reti.
Didier Deschamps ha definito la novità “positiva, almeno parzialmente”, apprezzando le due opportunità extra per dare indicazioni, mentre Kylian Mbappé ha sintetizzato con onestà disarmante: “Chi sta vincendo non vuole fermarsi. Se stai perdendo, sì”.
Mauricio Pochettino ha detto che le trova utili solo in condizioni estreme, Virgil van Dijk ha fatto sapere che non è piacevole per gli spettatori, Mikel Merino ha osservato che in alcune partite saranno necessarie, in altre no. Tutti concordi nel trovare una formulazione gentile per dire che preferirebbero non averle.
Marcelo Bielsa, allenatore dell'Uruguay e intellettuale del calcio per autodefinizione, non si è posto il problema della gentilezza: “Altera la concezione del calcio. È un cambiamento che non aggiunge nulla al calcio di oggi”. Bielsa aveva già rifiutato di posare per le foto ufficiali del torneo in segno di protesta contro la commercializzazione del Mondiale. Thomas Tuchel ha parlato di un'alterazione dell'identità della partita “molto più profonda di quanto pensassi”. Gary Neville ha chiamato l'hydration break con il suo nome: “una pausa pubblicitaria nascosta”. Jurgen Klopp, più diretto ancora, l'ha definita “una pratica utile solo per le televisioni e per gli sponsor”.
Allo stadio, i tifosi fischiano puntualmente all'apparire sui maxischermi dell'annuncio della sosta. La Fifa ha risolto il problema in modo elegante: ha inserito dei dj set per coprire i fischi, e non è la prima volta che un'organizzazione sportiva risolve le critiche alzando il volume della musica.
Esiste una contraddizione che pochi hanno nominato apertamente: la stessa Fifa che ha introdotto tre minuti di pausa obbligatoria per idratarsi fa di tutto per eliminare qualsiasi altra perdita di tempo. Gli arbitri contano alla rovescia sulle rimesse, scoraggiano i giocatori dal restare a terra, sanzionano le tattiche dilatorie. Arsene Wenger, responsabile dello sviluppo globale del calcio, ha dichiarato di voler “premiare la squadra che vuole giocare”.
Durante Inghilterra-Ghana, giocata a una ventina di gradi mentre nel paese ospitante se ne superavano 35, Ayew ha subito un infortunio alla testa tra il 20° e il 23° minuto del primo tempo. Il gioco è ripreso al 23° e si è fermato di nuovo al 25° per l'hydration break.
C'è un altro dettaglio passato quasi inosservato: durante le pause il cronometro continua a scorrere. Le soste vengono trattate come gli infortuni, il tempo perso viene teoricamente recuperato alla fine. Solo che questi tre minuti non sono imprevisti, sono programmati e obbligatori, e i recuperi non tengono quasi mai conto dei sei minuti totali sottratti. Nella stessa Inghilterra-Ghana, partita piena di interruzioni, il secondo tempo ha avuto sei minuti di recupero complessivi, cioè tre effettivi. I tre dell'hydration break erano già stati mangiati dal cronometro ufficiale.
La Fifa si difende sul piano medico: il professor Mehmet Karabulut del Medicana Health Group ha dichiarato che la regola va considerata principalmente una misura di sicurezza perché il calcio moderno è più veloce, i giocatori sudano di più e caldo e umidità rendono difficile la termoregolazione.
Tutto vero. Il problema è che questa misura sanitaria vale in modo identico a Oslo e a Miami, a settembre e a giugno, con 18 gradi e con 38. Infantino ha aggiunto che la pausa permette agli allenatori di correggere gli errori e ai giocatori di riposarsi: “Beh, è necessariamente un male?”. Forse, no, ma è però un timeout da pallacanestro inserito in uno sport che non ne ha mai avuti, in un paese, gli Stati Uniti, dove la pallacanestro è lo sport nazionale e dove il Mondiale si sta giocando.
Che l'hydration break resti solo per questa edizione o diventi strutturale lo deciderà la Fifa. La Uefa ha già fatto sapere che non intende adottarla in Champions League o agli Europei almeno fino al 2028.
In Italia esiste già il cooling break, una pausa di un minuto applicata in condizioni climatiche particolari, misura che nessuno fischia, perché arriva quando serve davvero. Il confronto tra le due soluzioni dice tutto quello che c'è da sapere sulla differenza tra una regola pensata per lo sport e una studiata per il palinsesto televisivo.












