La musica è cambiata per sempre il 23 ottobre 2001, quando Steve Jobs racconta al mondo “iPod”, forse la sua idea più rivoluzionaria. Un dispositivo portatile che al suo interno nasconde un hard disk da 5 GB: si comanda con un solo dito attraverso una ghiera meccanica circolare che permette di scorrere la libreria, mentre la batteria interna regala 10 ore di musica prima di richiedere una nuova carica. All’interno, ci stanno ore e ore di musica, brani che smettono di aver bisogno di un supporto fisico – una musicassetta, un vinile, un cd – perché trasformati da un algoritmo in aria: impalpabili, eterei, eterni.

Nel 2007, l’iPod fa il passo successivo, consacrandosi come uno dei dispositivi racchiusi nell’iPhone, il “melafonino” secondo la definizione di allora. Sembrava la fine del dispositivo singolo, che invece proseguirà sulla sua strada vendendo milioni di pezzi ed evolvendosi in capacità e potenza, fino ad arrivare al capolinea: poche ore fa, la “Apple” ha dichiarato che esaurite le scorte dell’iPod Touch, l’ultima versione, sul leggendario device calerà il sipario.

Lanciato con lo slogan “1000 canzoni in tasca”, secondo la leggenda l’iPod era un’idea nata nella mente di Jobs guardando sua figlia armeggiare penosamente con nastri e batterie nel “walkman”, altro clamoroso successo anni Ottanta, trasformato in pezzo da museo alla prima apparizione dell’iPod, piccolo, pratico e bello da vedere. Certo, c’era stato un passaggio precedente necessario: iTunes, un negozio di musica solo digitale che poi sarebbe stato ampliato a film, eBook e podcast.

Il mondo della musica guardava con sospetto a quell’apparecchietto che prometteva anche di debellare la pirateria, intuendo forse che si stava chiudendo un’epoca. Fra i primi a crederci – si dice convinti dallo stesso Jobs cedendo una loro brano ad uso gratuito a fronte di un modello di iPod a loro dedicato – arrivano gli U2. Il resto, è solo questione di numeri: nel 2007, il 48% degli incassi di Apple arrivava dall’iPod, mentre il colosso di Cupertino lo stesso anno annuncia il 100milionesimo esemplare venduto.

Nel 2004 arriva la versione Mini, seguita l’anno dopo dallo “Shuffle” e dal “Nano” che porta lo spessore a pochi millimetri ma concedendo addirittura uno schermo a colori da 1,5” che consente di vedere foto. Poi, inizia una lenta e inesorabile flessione, ancora una volta testimoniata da numeri che raccontano, nel 2012, solo 350 milioni di pezzi venduti in tutto il mondo, con un calo vistoso.

A quel punto, in California è già tutto deciso e pianificato: nel 2019 viene lanciato “Touch”, settima e ultima generazione. Somiglia ad un iPhone e ha una memoria massima di 256 Giga, che significa musica per il resto dei propri giorni.

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