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La chiesa, la spiaggia al tramonto, la villa in collina: trovare la location giusta per il matrimonio è sempre stata un’impresa. Almeno fino ad oggi, quando “Ikea”, il colosso svedese dei mobili componibili dai nomi impossibili, ha deciso che anche il matrimonio poteva essere assemblato con un cacciavite a brugola.

Dal prossimo 27 giugno, in cinque negozi svedesi del colosso di Älmhult sarà possibile pronunciare il fatidico sì tra showroom minimalisti e il profumo di polpette “Huvudroll”.

Le città prescelte, Malmö, Linköping, Jönköping, Uddevalla e Karlstad, ospiteranno al massimo tre cerimonie ciascuna, per un totale di quindici coppie fortunate. O coraggiose, dipende dai punti di vista.

Il pacchetto nuziale include tutto il necessario: cerimonia civile officiata da un funzionario autorizzato, pranzo estivo in pieno stile scandinavo e un regalo per gli sposi. Per partecipare bastano un documento d'identità, due testimoni e la cosiddetta “hindersprövning”, chen non è uno scolapasta montabile ma la richiesta di autorizzazione matrimoniale da depositare presso l'Agenzia delle Entrate svedese. In compenso nessuna lista di nozze e svaniti anche i di coordinatori d'eventi e i fotografi.

L'iniziativa ha una sua logica: in Italia, secondo il Rapporto sul Settore Nuziale 2025, un matrimonio costa in media 23.000 euro. Una cifra che comprende location, catering, abiti, fiori, musica e tutto il carrozzone che negli ultimi decenni si è sedimentato attorno a quello che dovrebbe essere, in teoria, un atto d'amore.

Ikea, da sempre campionessa dell'accessibilità, prova a fare con le nozze quello che ha fatto con i mobili: renderle a portata di tutti, con qualche vite di troppo da stringere.

C'è chi legge nell'annuncio una trovata di marketing di rara efficacia, ed è difficile dargli torto, e chi invece ci vede una risposta alla crisi economica che stringe le giovani coppie.

Probabilmente valgono entrambe le cose, come spesso accade con Ikea, che ha costruito un impero vendendo l'idea che rinunciare al superfluo sia una scelta sofisticata, non una necessità.

Il negozio Ikea, nella mitologia popolare, è il luogo in cui le coppie si formano e si dissolvono, dove il secondo sabato insieme è già un test di resistenza psicologica e la domanda “ma ti sembra che questa mensola ci stia?” anticipa di qualche anno la domanda “ma ti sembra che questo matrimonio funzioni?”.

Negli anni si è sedimentata una letteratura intera sul fenomeno: il parcheggio come anticamera della crisi, il ristorante interno come tregua armata, le casse come resa definitiva. Trasformare tutto questo in un altare ha quindi una sua coerenza: se lì capisci se ce la fai insieme, tanto vale formalizzarlo davanti a un ufficiale civile, tra una libreria Billy e un materasso in memory foam.

Qualcuno obietterà che sposarsi tra gli scaffali di un mobilificio manca di romanticismo, ma del resto Ikea non ha mai venduto romanticismo preferendo funzionalità, praticità e l'idea che uno spazio ben organizzato sia già una forma di felicità domestica.

Per ora l'iniziativa resta confinata in Svezia, ma Ikea ha lasciato aperta la porta all’espansione europea, Italia inclusa, e questo pone un interrogativo urgente: siamo pronti a un matrimonio dove il centrotavola è un “Kungsbacka” e il bouquet della sposa viene dalla sezione piante artificiali?

La risposta, probabilmente, è sì, anche perché costerebbe molto meno di 23.000 euro.