Sembra passata un’era geologica completa, ma la vita scorreva tranquilla, sapendo che ad ogni angolo c’era un internet café. Locali in cui noleggiare a tempo un computer, e da lì collegarsi al mondo: controllare la posta, mandare email e saluti, inviare curriculum, stampare una pagina, salutare la mamma in videochiamata. Magari sorseggiando un caffè, appunto, una bibita o un beverone alla frutta. Bei tempi, roba passata, di una manciata di mesi fa. Posti abitati da un’umanità varia: professionisti in cerca di tranquillità, studenti, gente al lavoro, disoccupati, freelance, amanti segreti, semplici internauti. Starbucks, la catena più celebre, su questo principio ci ha costruito un impero: basta un caffè, e si apre il mondo.
 
Poi, nel soliti silenzi assordanti che a volte accompagnano la scomparsa di angoli di esistenza, gli internet cafè hanno iniziato a diradarsi. Oggi, guardarsi in giro per controllare, difficile trovarne qualcuno aperto.A darne la certezza matematica arriva il “Dough Lover”, un locale di Brighton, città fra le più attente alla tecnologia di tutta l’Inghilterra, che orgogliosamente, all’ingresso scrive: “Lao top free”. In pratica, non venite qui pensando di bivaccare ore e ore sorseggiando un espresso, perché non abbiamo il wi-fi. Punto.
 
Non è la prima volta, a dire il vero: già qualche mese fa, un locale di Los Angeles, esasperato da frotte di gente che consumando poco o niente bivaccava per ore tenendo occupati i tavoli, ha staccato il wi-fi dicendo addio a una clientela troppo stanziale. Stessa solfa per un altro locale di Chicago, e perfino in Italia, non sono ormai rari bar che espongono cartelli chiari: “Niente wifi, parlate fra di voi”. Un’altra epoca da archiviare. (Germano Longo)

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