Alle sei del pomeriggio, in Italia, si apparecchia. Alle dieci di sera si spengono le luci, si saluta e si va a dormire presto per essere pronti alla giornata successiva. È lo stereotipo che gli altri Paesi coltivano su di noi da decenni, e ora arriva una ricerca globale a ribaltarlo con i numeri: gli italiani sono, secondo l'indagine, il popolo più mattiniero del mondo, con una percentuale di persone che si dichiarano più produttive al mattino superiore del 52% rispetto alla media internazionale. Primi della classifica, davanti a tutti.
Lo studio è stato condotto da “Hermann International” insieme a “ilCVperfetto” e “MyPerfectResume”, su oltre 2,5 milioni di valutazioni raccolte in 29 Paesi, ciascuno con almeno mille rispondenti. Nessuno ha cronometrato l'orario della sveglia né contato le ore di lavoro svolte prima di pranzo: l'oggetto della misurazione è il “cronotipo”, cioè il momento della giornata in cui una persona percepisce di avere più energia, più lucidità e un rendimento più alto.
Su questo fronte gli italiani si piazzano davanti a chiunque altro, e la sera resta comunque quello che è sempre stata: il tempo della tavola, degli amici e della socialità, gestito con la stessa cura del ragù della domenica.
Subito dietro l'Italia arrivano Danimarca e Svezia, rispettivamente con un +48% e un +43% sopra la media, mentre la Spagna resta di poco fuori dal podio, smentendo l'immagine da siesta permanente che le viene solitamente cucita addosso.
Sul fronte opposto, quello dei nottambuli dichiarati, comanda Singapore con un +45% di persone che si sentono più produttive di sera, seguita dalle Filippine con un +39% e dalla Francia con un +31%. Anche Brasile e Messico si collocano sopra la media nella preferenza serale, a conferma che il fuso orario non c'entra granché, è una questione di indole.
Le differenze emergono anche per generazione e ruolo professionale. I lavoratori a inizio carriera si dichiarano più produttivi nella seconda parte della giornata, spesso fino a sera, con una quota superiore del 29% rispetto alla media generale.
Chi occupa posizioni dirigenziali, al contrario, ha una probabilità inferiore del 32% di rientrare nel gruppo a rendimento serale: più si sale nella gerarchia, più ci si sveglia lucidi e agguerriti, oppure più semplicemente si impara a fingerlo davanti al primo caffè.
Anche i settori professionali non sono tutti uguali davanti all'orologio biologico: arte, scrittura, intrattenimento, consulenza e servizi risultano tra gli ambiti più orientati alla produttività serale, mentre altri comparti restano saldamente ancorati alle ore del mattino.
Dietro l'etichetta un po' vaga di cronotipo si nasconde una macchina biologica molto più precisa di quanto la classifica lasci capire. Il cronotipo è l'espressione individuale del ritmo circadiano, cioè di quell'insieme di cambiamenti fisici, mentali e comportamentali che l'organismo attraversa nell'arco di 24 ore: il nome viene dal latino circa diem, “all'incirca un giorno”, ed è una definizione tecnica precisa.
Questo orologio interno regola sonno e veglia, rilascio ormonale, appetito, digestione e temperatura corporea, e ha sede fisica nel cervello, dentro una struttura dell'ipotalamo chiamata nucleo soprachiasmatico, che funge da direttore d'orchestra.
A regolare il meccanismo interviene soprattutto l'alternanza tra luce e buio, ma non solo: contribuiscono anche l'alimentazione, lo stress, l'attività fisica, l'ambiente sociale e la temperatura, secondo quanto documentato dalla letteratura scientifica sul tema (Adan et al., 2012; Randler et al., 2017; Takahashi et al., 2018).
Il cronotipo, in altre parole, non è un vezzo culturale né un tratto caratteriale su cui costruire stereotipi, ma un fenomeno biologico condiviso dalla quasi totalità degli esseri viventi, che nell'uomo si traduce in preferenze molto concrete su quando dormire, svegliarsi e sentirsi più attivi.
Basterà un titolo tagliato male, in ogni caso, perché l'Italia venga raccontata come una nazione di scalatori mattutini pronti a stringere accordi commerciali alle 6:30 del mattino. La realtà è più modesta e interessante insieme: gli italiani si sentono lucidi al mattino e liberi la sera, un compromesso tra produttività e buon senso che per una volta ci vede primeggiare.












