Piazza Carlina, all'angolo con via Santa Croce, è ormai da tempo uno dei crocevia dell'enogastronomia torinese, tra enoteche, boulangerie, gelaterie e cocktail bar che si contendono i tavolini all'aperto. Alla lista sta per aggiungersi un nome che arriva direttamente dagli Stati Uniti passando per la televisione italiana: “JB Burger”, la catena di smash burger firmata da Joe Bastianich, ha svelato lo scorso 25 agosto le prime immagini del locale torinese, con l'apertura ormai prevista entro poche settimane, anche se una data ufficiale non è stata ancora comunicata.
Nel video pubblicato sui propri canali social, lo stesso Bastianich ha raccontato l'entusiasmo per l'imminente debutto, definendo la location tra le migliori a disposizione del marchio e sottolineando il legame personale con la città, chiedendo scherzosamente ai follower torinesi di tenergli da parte un bicchiere di Barolo per il giorno dell'inaugurazione.
Un legame, quello tra l'imprenditore italoamericano e il capoluogo piemontese, che affonda le radici ben prima di questo nuovo progetto: è al Lingotto che nacque “Eataly”, il format che Bastianich ha contribuito a esportare in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, dove è entrato in società con lo stesso fondatore Oscar Farinetti per l'apertura del punto vendita newyorkese.
Il nuovo ristorante segna anche un passaggio significativo per la strategia di espansione del marchio: si tratta infatti del primo punto vendita di JB Burger in un contesto urbano vero e proprio, e non all'interno di un centro commerciale come i locali aperti finora.
La catena aveva debuttato lo scorso 4 aprile al Centro Commerciale “Fiordaliso” di Rozzano, alle porte di Milano, per poi arrivare il 23 luglio anche a Roma, all'interno del Centro Commerciale “RomaEst”, con uno spazio più ampio rispetto al format originario. Con Torino, JB Burger prova a dimostrare di poter reggere anche fuori dai flussi generati dai mall, puntando su una delle piazze più frequentate della città.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Bastianich e “Bun Burgers”, catena entrata nel portfolio di “Gioia Group”, con l'imprenditore che si occupa in prima persona dell'identità culinaria del prodotto, della selezione delle materie prime e del posizionamento del brand.
La sua filosofia gastronomica, raccontata più volte nelle interviste legate al lancio del progetto, parte da un ricordo personale legato all'infanzia trascorsa mangiando smash burger, e dalla volontà di restituire a questo piatto della tradizione statunitense la sua identità più autentica, senza cercare di renderlo più gourmet né di adattarlo eccessivamente al gusto italiano.
Al centro della tecnica c'è la pressione della polpetta di carne, tra i 90 e i 100 grammi di peso, schiacciata con una spatola su una piastra rovente per ottenere rapidamente la “reazione di Maillard” e una crosticina croccante, mantenendo l'interno morbido e succoso: un procedimento che spesso porta a utilizzare due o tre polpette per panino, per bilanciare il peso complessivo rispetto a un hamburger tradizionale.
Anche a Torino il menu dovrebbe replicare l'impostazione già vista negli altri locali italiani della catena: due burger signature, tra cui il celebre “New York Cheeseburger” con cipolla, cetriolo e cheddar, più una proposta speciale stagionale che cambia periodicamente.
I prezzi restano nella fascia del fast casual, con un hamburger singolo tra i 10 e i 12 euro, cifra che sale fino a 15-18 euro aggiungendo contorno e bevanda. Il menu prevede inoltre alternative vegetariane e plant based per ogni panino, oltre a un'opzione di pane senza glutine, scelta che il team del progetto ha definito un passaggio importante per rendere l'esperienza accessibile a un pubblico più ampio.
Sul piano dell'ambientazione, i locali JB Burger puntano su un'estetica meno formale rispetto alla ristorazione più tradizionale, con arredi che richiamano l'immaginario americano e fotografie e memorabilia legate alla storia personale di Bastianich, cresciuto in una famiglia con una lunga tradizione nella ristorazione grazie alle esperienze della madre Lidia e della nonna Erminia.
C'è poi un dettaglio che rende la scelta della location ancora più curiosa agli occhi di chi conosce la storia gastronomica cittadina: proprio in quell'angolo tra via Santa Croce e piazza Carlina, nel 1927, una famiglia toscana trasferitasi a Torino in cerca di fortuna rilevò una fiaschetteria per aprirvi un'osteria, “Il Gatto Nero”, destinata a diventare, dopo il trasferimento in corso Turati, uno dei ristoranti più rinomati e blasonati della città.
Quasi cent'anni dopo, in quello stesso angolo di Torino, la tradizione della ristorazione italiana d'autore incontra lo smash burger a stelle e strisce.













