Su TikTok e Instagram ha preso piede una convinzione che sembra piacere a tanti: considerare giugno il mese dei nuovi inizi.
Non gennaio, con i suoi buoni propositi sfumati entro il 10 del mese e neanche settembre, mese che ha da sempre l’aria da primo giorno di scuola. Giugno, al contrario, è il mese in cui, stando alla “June theory” le stelle si allineano, gli ex tornano, le amicizie mutano cambiano e i single trovano finalmente qualcosa di meglio da fare che scorrere profili su Tinder alle undici di sera.
La teoria è arrivata sui feed di mezzo mondo dalla fine di maggio, trascinata da una valanga di video in cui utenti di ogni latitudine raccontano le proprie esperienze romantiche accadute proprio in quel mese. Fidanzamenti, ritorni di fiamma, prime dichiarazioni, conoscenze casuali diventate qualcosa di più. Il tutto avvolto in una patina di magia collettiva che ha il pregio di essere così vaga da potersi adattare a qualsiasi storia.
Giugno come punto di svolta, un secondo capodanno e più che altro il momento in cui la vita smette di essere in pausa e ricomincia a muoversi.
Attenzione, tutto questo non ha basi scientifiche e i suoi sostenitori lo ammettono serenamente, senza che questo li turbi più di tanto. Funziona su meccanismi più antichi come la stagione, la luce, il calore e la disponibilità collettiva a credere che le cose possano cambiare.
Tutto questo esiste, ed è reale, il resto è il classico schema in cui si cerca conferma a ciò in cui si vuole già credere. Più storie circolano online, più persone iniziano a identificare schemi simili nelle proprie vite. Funziona così la psicologia della credenza collettiva, indipendentemente dal mese.
Eppure qualcosa di concreto c'è. Le giornate si allungano, i livelli di serotonina salgono, si esce di più, si parla con persone in carne e ossa, e più esposizione significa più opportunità di incontrare qualcuno.
Chi si aspetta che giugno porti qualcosa di buono tende a essere più aperto, più disponibile, più propenso a uscire dalla propria comfort zone armato di aspettative che modellano il comportamento. È il modo in cui funziona la mente umana quando smette di aspettare che le cose accadano da sole e decide di andarsele a cercare.
Vale la pena però tenere gli occhi aperti, perché la June theory non fa distinzioni tra chi cerca un amore duraturo e chi si limita all’intrattenimento per i mesi estivi, che è perfettamente lecito, ma è bene saperlo prima di buttare sul romantico ogni incontro casuale. Anche gli ex che tornano a giugno non lo fanno necessariamente con buone intenzioni, a volte tornano semplicemente perché fa caldo e si annoiano.
La teoria non riguarda solo la sfera sentimentale, ma si applica a qualsiasi ambito in cui ci si sente bloccati: un lavoro che non entusiasma più, una cerchia di amicizie che si è fatta stretta, un progetto rimasto nel cassetto da troppo tempo. L'energia di giugno può diventare il pretesto per fare quella telefonata e mandare quel messaggio.
Il vero invito, al netto dell'ottimismo social, è di andare, sempre e comunque, l’esposizione ripetuta e le esperienze condivise sono ancora il modo in cui la maggior parte delle relazioni prende forma e più si allarga la cerchia, più aumentano le possibilità.












