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Oltre che economico, aveva un che di romantico l’area “Kiss and flight” degli aeroporti: pochi minuti di sosta gratuiti, giusto il tempo di salutare fidanzati, coniugi, parenti e amici, aggiungendo l’ultimo “scrivi quando atterri”.

Un servizio particolarmente apprezzato che si era diffuso a macchia d’olio in tutto il mondo, almeno fino a quando qualcuno ha pensato che anche quella manciata di minuti – in realtà – rappresentava una fonte di guadagno non sfruttata.

A chiudere definitivamente l’epoca della gratuità ci hanno pensato gli aeroporti britannici, dove dal 1° gennaio scorso quella manciata di tempo sono diventati una tariffa. E pure salata.

Succede al “London City Airport”, uno dei sei scali aeroportuali della capitale anglosassone, dove fermarsi davanti al terminal costa 8 sterline per appena cinque minuti, che diventano 13 se si arriva al tetto massimo di dieci. E non è un’eccezione. A “Heathrow”, lo scalo più trafficato d’Europa, bastano dieci minuti per lasciare un passeggero e salutare: prezzo, 7 sterline. A Bristol si sale a 8,5, mentre a Gatwick si arriva a 10. La chiamano “drop-off fee”, ma ormai il soprannome è più eloquente: “tassa sugli abbracci”.

Il principio è semplice: accompagni qualcuno in auto davanti al terminal, paghi. Anche se resti pochissimo e devi solo far scendere un trolley.

In dieci anni il panorama è cambiato radicalmente: nel 2015 molti aeroporti britannici non chiedevano un centesimo; oggi, salvo poche eccezioni (isole minori e titolari di contrassegno per disabili), la tariffa è diventata quasi universale. E l Regno Unito è finito sotto i riflettori come un caso che potrebbe fare scuola: tra i principali aeroporti internazionali, è l’unico Paese dove il drop-off a pagamento è la regola e non l’eccezione.

Le società di gestione parlano di sostenibilità, appellando al principio meno auto private, più mezzi pubblici, meno traffico e meno emissioni davanti ai terminal.

Una spiegazione ufficiale che suona come una supercazzola, perché nell’ombra spunta un motivo molto più pratico: i ricavi. Risultato: nel 2026 la spesa complessiva per chi accompagna amici e parenti in auto negli aeroporti britannici supererà i 150 milioni di sterline. Una cifra che non include taxi e servizi come Uber, né il prelievo dei passeggeri in arrivo: se si contasse tutto, il conto lieviterebbe ancora.

Non a caso la “Business Travel Association” parla apertamente della “leva di ricavo più facile”, soprattutto negli scali dove il trasporto pubblico è scarso o poco affidabile nelle prime ore del mattino. Un problema che le stesse società aeroportuali ammettono, pur continuando a difendere la misura.

Il percorso del “Gatwick Airport” è fra più emblematici: nel 2021 la tariffa era di 5 sterline. Poi 6, poi 7, fino al balzo a 10 nel 2026. Un aumento di circa il 43% in un solo anno. Secondo la gestione, non è stata una scelta “presa alla leggera”, ma necessaria per far fronte all’aumento dei costi operativi e finanziare politiche di mobilità più sostenibile. Sarà, ma intanto il numero di auto davanti ai terminal è calato sensibilmente, mentre le entrate sono salite.

Altrove lo scenario è l’opposto. Nel resto del mondo, accompagnare qualcuno in aeroporto resta un gesto gratuito, con tempi che vanno dai 5 ai 20 minuti, concessi nelle zone “Kiss&Go”: a Roma Fiumicino, come a Milano Linate e Malpensa, si può sostare fino a 15 minuti senza pagare nulla.

Le inevitabili polemiche hanno costretto il governo di Londra a prendere posizioni lanciando avvertimenti: le tariffe devono essere giustificate e rispettare le norme a tutela dei consumatori. Ma nessuno, al momento, scommette su un passo indietro.