Ci sono storie che fanno bene al cuore, di quelle che a leggerle piantano qualche seme di speranza in mezzo a notizie che parlano di morti, virus, soldi e problemi. Una di queste è la storia bella di Chris Nikic, un ragazzo americano di 21 anni che è riuscito a coronare il suo sogno: tagliare il traguardo della Ironman, la gara più massacrante che esista, quella riservata a gente davvero tosta, allenata, testarda e forte come una quercia.

L’Ironman, tanto per rinfrescare la memoria, è una disciplina endurance fra più difficili e impegnative: comprende una prima parte a nuoto, pari a 3,86 km, una seconda in bici da 180 km e per finire una maratona completa: 42,1895 km. Una dopo l’altra, senza mai mollare, con un limite massimo di 17 ore per completare tutto. Chris Nikic ce l’ha fatta, e già questa sarebbe una notizia, ma ha una valore addirittura doppio, perché Chris è un ragazzo affetto da sindrome di Down, il primo a completare il traguardo restando al di sotto delle 17 ore.

Chris ha tagliato il traguardo che vale una vita a Panama City Beach, in Florida, dopo aver superato stanchezza, difficoltà, infortuni e piccoli incidenti che comunque non sono riusciti a fermarlo. Con il numero 101 sul petto, Chris liquida la prima parte, il nuoto, con 1:54’39”, inforca la sua bici e malgrado una caduta che gli procura una ferita al ginocchio chiude la pedalata in 8 ore, 12 minuti e 37 secondi. E manda in archivio anche i 42,5 km della maratona in 6 ore, 18 minuti e 48 secondi: taglia il traguardo con 2.809 punti e un tempo complessivo di 16 ore, 46 minuti e 09 secondi.

“Un traguardo che serve a dimostrare che si può vivere una vita di inclusione e normalità, oltre ad essere un esempio per chi affronta ogni giorno tante difficoltà, dimostrando che nessun obiettivo è così lontano e irraggiungibile”.

Il traguardo di Chris non racchiude solo le difficoltà che un atleta può incontrare durante la gara: è la vittoria contro un destino che ha iniziato ad accanirsi su di lui quando aveva appena 5 mesi e l’ha costretto a subire un delicato intervento al cuore. Ha 4 anni quando inizia a camminare, ma perde facilmente l’equilibrio e fatica anche a mangiare e deglutire: nessuno, allora, avrebbe potuto neanche immaginare di vederlo un giorno ai nastri di partenza di una gara, qualsiasi fosse.

Invece, nella sua esistenza, Chris incontra la Special Olympics, un’associazione benefica americana che si occupa di avvicinare al gioco e allo sport i ragazzi disabili. Fra tutte le discipline che prova, il Triathlon diventa quella che fa innamorare Chris Nikic: ha 16 anni, inizia ad allenarsi con costanza almeno 30 ore a settimana, obbligandosi a migliorare di almeno l’1% ogni giorno. E crescendo diventa forte, sicuro e potente, così tanto da vincere 6 Triathlon Sprint e un Triathlon Olimpico. Quando basta per sentirsi autorizzato a sognare l’Ironman.

A fine gara, la dedica di Chris è andata alla mamma, la sua prima tifosa: “Era troppo malata per venire all’Ironman, ma oggi è una giornata speciale perché le avevo promesso una medaglia. Grazie mamma per i 18 anni di terapie, e per tutte le volte in cui mi hai portato dal dottore per curare le ferite che mi procuravo negli allenamenti. Ora ho bisogno di una moglie speciale e straordinaria come ha saputo essere mia mamma”.

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