Per una volta va ammesso, ci sono abitudini domestiche così diffuse da non avere più neanche bisogno di essere giustificate: non si discutono e manco si spiegano, esistono e basta.
Una di queste è il rituale serale di togliersi i vestiti senza sapere esattamente dove metterli perché sono ancora troppo puliti per finire in lavatrice, ma al tempo stesso troppo usati per rientrare nell’armadio. Il risultato è una zona franca che, spesso, ha la forma di un oggetto nato per tutt’altri scopi: una sedia.
Una sorta di limbo dell’indecisione in cui finisce di tutto: jeans, felpe, camicie, maglioni. Per anni è stata considerata un piccolo fallimento domestico, un simbolo di disordine e pigrizia della vita quotidiana che non compare mai sulle riviste patinate.
Poi qualcuno si è ricordato una massima attribuita a Giulio Cesare, “Se non puoi sconfiggere il tuo nemico fattelo amico”, e ha deciso che era arrivato il momento di smetterla di combattere l’abitudine per trasformarla in design allo stato puro.
Nasce più o meno così la “Laundry Chair”, progetto firmato da Simone Giertz, inventrice e content creator nota per la capacità di prendere problemi banali e dargli una soluzione ingegnosa. In questo caso, l’intuizione è che se tutti accumulano vestiti su una sedia, forse il problema è anche la sedia.
La risposta è un oggetto che, a prima vista, sembra uscito da un catalogo di arredamento scandinavo: legno, linee essenziali e un’eleganza discreta. Ma basta avvicinarsi per capire che tutto è stato ripensato da zero: la struttura è su più livelli, con elementi che fungono da appendiabiti integrati. I “manici” possono essere ruotati per accogliere capi di ogni tipo e, all’occorrenza, richiusi per riportare l’insieme in modo quasi irreprensibile.
Detto in altro modo è la soluzione ideale per continuare a fare esattamente quello che si faceva prima, accumulare vestiti in modo più o meno casuale, ma con una sensazione completamente diversa.
E, a quanto pare, il mondo aspettava proprio questo. Lanciata inizialmente su Kickstarter, la sedia ha raccolto oltre 900mila euro, indizio che il bisogno di legittimare certe abitudini è più diffuso di quanto si voglia ammettere. Oggi è disponibile sul mercato in diverse varianti di colore.
Poi arriva il dettaglio che riporta tutto su un piano più concreto: il prezzo, pari a circa 1.100 dollari, al cambio attuale poco meno di mille euro.
Attenzione, perché questa volta non si paga solo l’oggetto, ma la straordinaria possibilità di trasformare il disordine in design d’avanguardia. Mica cotiche.









