Agli studenti del Liceo Cavour di Torino sentirsi definire student*, con l’asterisco finale che impedisce di capire se trattasi di maschietto o femminuccia, andrà bene?. Oppure per studenti e studentesse sostituire tutto con un anonimo segno di punteggiatura equivale ad “appiattire la mente, la cultura e l’identità dei giovani per un fine ideologico”?

Nella notte, sulla facciata del liceo torinese sono comparsi degli striscioni, accompagnati da una nota del “Blocco Studentesco”, che testualmente recita: “Il fatto che una scuola in quanto istituzione abbia deciso di adottare questa orribile stortura della lingua come standard comunicativo è aberrante. Ma il tutto peggiora ulteriormente se consideriamo che si parla di uno dei più antichi Licei Classici del capoluogo piemontese. Questa moda di evitare l’utilizzo di un genere non è certo simbolo di progresso ma piuttosto un imbarbarimento della lingua più bella del mondo. La lingua della Nazione che ha dato i natali ai grandi poeti e filosofi, viene deturpata per compiacere l'assurda visione di qualche sedicente minoranza e dei soliti radical chic che stanno affossando l’istruzione italiana”.

Pensieri inevitabilmente politicizzati, che si rifanno ad una battaglia in corso nel nostro Paese, culminata con la bocciatura dell’ormai celebre ddl Zan, ovvero la battaglia contro l’omobistranfobia.

Ma è curioso non notare che il mondo inevitabilmente cambia, si aggiorna e si adegua ad una cultura sempre più “politically correct”. Nelle scuole, ad esempio, non esistono più i bidelli di un tempo ma gli “operatori scolastici”, che nel caso si occupino di strade e marciapiedi diventano “operatori ecologici”, modo più elegante per definire i netturbini, mestiere che detto così, nessuno se la sentiva di inserire in un curriculum europeo. E la signora che viene a casa una volta alla settimana per aiutare mamma nei lavori è diventata la “colf”, oppure la “badante” se si occupa anche dei nonni. Su questa scia gli handicappati sono “diversamente abili”, e i vigili urbani i “poliziotti municipali”, i detenuti “persone socialmente separate”, il barbone un “residenzialmente flessibile”, il licenziato un lavoratore in “transizione programmata”, per concludere in bellezza con l’impotente, definibile persona “erezionalmente limitata” e la prostituta, una donna “orizzontalmente accessibile”.

In quest’ottica, l’asterisco è addirittura qualcosa di elegante, sofisticato e anonimo al punto giusto per permettere di sentirsi rispettato a chi non si identifica uomo ma neanche donna. La scelta può anche essere quella di fare un passo indietro, tornando a definire “bocciato” (al posto di “non idoneo”) lo studente che ha perso settimane di studio per correre dietro ad un asterisco, solo perché preferisce bollare come frocio o lesbica chi preferisce le persone dello stesso sesso. Se si potesse, sarebbe bello trovargli una definizione, come “scolasticamente sfaccendati”. Ma non si può, accidenti.

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