Da tempo, i linguisti hanno alzato la mano per lanciare l’allarme: la nobile lingua italiana ha ormai mollato gli ormeggi verso un’esterofilia diffusa e inarrestabile. L’inglese, lingua universale parlata da 300 milioni di persone al mondo, continua a dominare invadendo territori che vanno ben oltre il linguaggio usato negli uffici più all’avanguardia. È diventato del tutto normale parlare di audience per indicare il pubblico, chiamare badge il tesserino e boss il capufficio, definire coffee break la pausa caffè e budget una spesa prevista, e ancora cash per il contante, compilation per una raccolta, deadline per la scadenza, scivolando leggeri lungo device, fake, fashion, feedback, gap, know-how, location, make-up, meeting, nickname, packaging, random, report, selfie, target, upgrade, trend e wireless.

Ma non tutto è perduto: lo certifica il Cambridge Dictionary, che un po’ a malincuore ammette l’ingresso di termini italiani assai nella lingua anglosassone. Secondo gli esperti in lessicografia del Cambridge Assessment English, organismo della celebre università inglese che valuta la conoscenza della lingua britannica, la parola regina del 2020 è stata quarantine, direttamente derivata dall’italiano quarantena e preferita all’inglese quartain.

Togliendo dall’elenco i sinonimi stessi di italianità spesso legati ai luoghi comuni, come pizza, ciao, mandolino, spaghetti, mafia e via così, nell’elenco dei termini più usati guadagna terreno la parola finale che, pur conservando lo stesso significato, gli inglesi utilizzano per parlare dell’ultima puntata di una stagione televisiva, dell’ultimo capitolo di un libro o dell’ultima scena di un’opera. Più raffinato di “dancer” è considerato il termine ballerina, anche se strettamente legato a chi si dedica alla danza classica: per il plurale, ovviamente, non serve cambiare l’ultima vocale, basta aggiungere la solita “S” che risolve il problema.

Gli inglesi – e anche gli americani – da decenni vanno pazzi per il pistacchio, che in casa loro perde una “C” diventando pistachio, così come amano definire Riviera qualsiasi tratto affacciato su una costa, anche se scendendo nello specifico è più utilizzato per l’Italian Riviera o la French Riviera, la Costa Azzurra. Sempre più spesso, nel menù di bar e pub spunta il Latte: secondo la nostra terminologia indica un semplice bicchiere di bevanda bianca, mentre da quelle parti significa una via di mezzo fra il cappuccino e il caffè macchiato. È più o meno lo stesso destino dei termini confetti, che invece di riferirsi ai dolci tipici dei matrimoni, dall’altra parte della Manica indicano i coriandoli, e pepperoni, che non si riferisce alla tipica verdura estiva ma il salame piccante. E attenzione anche a gelato, più esotico del loro ice-cream, anche se il termine italiano serve per indicare proprio l’amatissima versione tricolore del cono da passeggio. E ancora volcano, influenza, fiasco, scenario, opera, panino, broccoli, scampi, diva, duo, soprano, extravaganza, minestrone, ciabatta, magenta, zucchini, ghetto, propaganda, bruschetta, tarantula, piccolo e vendetta. Servono molte meno spiegazioni per Paparazzi, in tutto il mondo sinonimo di fotografi d’assalto, termine coniato dalla “Dolce Vita” di Fellini e adottato ovunque ci sia un po’ di gossip. Pardon, pettegolezzo.

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