Siamo sempre stati convinti che i grandi acquari siano tanto belli da vedere quanto tristi per i pesci, costretti a vivere in ambienti che anche se enormi non saranno mai quanto il mare o l’oceano che la natura gli aveva assegnato.

E invece, a sorpresa, sembra che la verità sia esattamente al contrario: sono i pesci dei grandi acquari che considerano noi dei poveracci costretti fuori dall’acqua, pronti a saltare di gioia se uno di loro passa vicino al vetro.

La deduzione, che probabilmente toglierà il sonno a qualche esperto, arriva dal caso del Cairns Aquarium di Cairns, città ad alta vocazione turistica del Queensland diventata la quarta meta più popolare d’Australia dopo Sydney, Melbourne e Brisbane grazie alla presenza della Grande Barriera Corallina e di una foresta tropicale che circonda il centro abitato.

L’acquario, considerato l’unico al mondo a mostrare la fauna marina delle due aree tropicali del Queensland, è un viaggio attraverso 10 ecosistemi che racchiude lo spettacolo di oltre 16mila specie diverse e rare di flora e fauna. Aperto due anni fa con 54 milioni di dollari di investimento, è una delle attrazioni più visitate di Cairns, ma come tutto il resto dell’Australia – e del mondo intero - ha dovuto chiudere i battenti a metà marzo causa pandemia.

Di colpo, dopo famiglie, scolaresche e frotte di turisti, le uniche presenze umane all’interno della struttura sono diventati i biologi marini e gli addetti alla manutenzione. Ma quello a cui hanno assistito dopo qualche settimana di lockdown, sfiora l’incredibile. Diversi esemplari di pesci hanno iniziato ad accusare una forma di “depressione”: alcuni passavano più ore del solito nascosti negli anfratti delle rocce, altri si aggiravano in modo svogliato, altri ancora apparivano inappetenti e soprattutto del tutto disinteressati all’ambiente e ai “colleghi” con cui sono soliti dividere gli ambienti.

“Molti pesci hanno iniziato a comportarsi in modo un po’ strano, quasi a tenere il broncio – ha commentato Paul Barnes, biologo marino dell’Acquario – in particolare ‘Chang’, un’enorme cernia del Queensland considerata una delle star delle vasche, sembra colpito in modo particolarmente duro: ha smesso di mangiare per qualche settimana e ogni sembra rattristarsi. La gente non si rende conto che gli animali possono vedere le persone al di fuori delle vasche le persone, e si divertono molto a interagire con gli umani. La gente che passa davanti alle vasche sono una forma di stimolo per questi animali: amano guardare i volti e i diversi colori degli abiti che la gente indossa”.

La notizia ha scatenato la solidarietà in tutto il mondo: migliaia di messaggi di incoraggiamento diretti a Chang sono arrivati attraversi i canali social della struttura. “Non c’è dubbio che gli manchi la folla - ha aggiunto Richard Fitzpatrick, biologo marino e rinomato cineoperatore subacqueo - i pesci provano emozioni ed empatia, anche attraverso il vetro. Alcune delle specie più grandi come i Maori Wrasse, specie decisamente intelligenti, sono in grado di stabilire legami sociali con le persone che vedono continuamente anche in cattività. Riconoscono gli individui che li nutrono e reagiscono con ognuno di loro in modo diverso: è la dimostrazione che nel cervello di un pesce c’è molto più di quello che la maggior parte delle persone è convinta ci sia”.

Nell’attesa di poter riaprire, la direzione del Cairns Aquarium ha deciso di assumere un sub che ha il compito di tenere compagnia ai pesci, nell’attesa di tornare a vedere i bambini con il naso schiacciato sul vetro.

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