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Gonfiare un salvagente non è mai stato così costoso. Louis Vuitton ha inserito nella collezione Estate 2026 un salvagente decorato con il Monogram della Maison, le iniziali “LV” intrecciate su fondo marrone che Georges Vuitton introdusse a fine Ottocento per combattere i falsari, e lo ha messo in vendita a 3.400 euro. Pompa per gonfiarlo inclusa, per fortuna.

Il salvagente misura 120 x 120 x 40 cm, è impermeabile, resistente ai raggi UV ed ha impressa la firma “Louis Vuitton, Malletier, 101 Champs-Élysées”, e il riferimento allo storico indirizzo parigino è lì a ricordare che anche quando ci si trova a mollo in una piscina di Mykonos o in un resort alle Maldive, la casa madre è sempre quella.

Dettagli color arancione, manici laterali, motivo in trama jacquard: tutto quello che ci si aspetta da un accessorio estivo di lusso, applicato a qualcosa che fino a ieri serviva a non affogare.

La storia del Monogram, del resto, è una storia di ostentazione difensiva. Georges Vuitton lo progettò nel 1896 per rendere inimitabili i bauli e le valigie della famiglia: fiori a quattro petali, stelle a quattro punte, le iniziali del padre Louis disposte in griglia su fondo marrone cioccolato. Un sistema visivo nato per difendersi dalle copie che è diventato, nel tempo, il simbolo più riconoscibile del lusso mondiale e anche, per questa ragione, il più copiato in assoluto.

Oggi quel motivo finisce su borse, portafogli, scarpe, cinture, occhiali e adesso su un salvagente.

A lanciarlo nell'orbita dei social è stato Rick Ross, rapper americano dal guardaroba notoriamente senza freni, nonché amico dichiarato di Pharrell Williams, direttore creativo della linea uomo di Louis Vuitton dal 2023.

Nel video in cui compare, il salvagente non viene presentato né spiegato: è semplicemente lì, come se fosse la cosa più naturale del mondo portarsi in piscina un accessorio da tremila euro.

Il video ha fatto il giro delle piattaforme in pochi giorni, innescando reazioni opposte: chi è rimasto inorridito e si dichiara segretamente tentato.

Il punto, naturalmente, non è il salvagente, perché un equivalente funzionale si trova in qualsiasi negozio di articoli estivi per meno di venti euro. Quello che si acquista a 3.400 euro è la certezza che nessuno, sotto quell'ombrellone, abbia lo stesso.

La logica del lusso applicata a un oggetto che fino a ieri era appannaggio esclusivo dei bambini che non vogliono bagnare i capelli e dei turisti alle prime esperienze con il mare aperto.

Louis Vuitton non è la prima maison a muoversi in questo territorio, e non sarà l'ultima. Da anni l'alta moda corteggia gli oggetti banali come le ciabatte di gomma, le borse della spesa reinterpretate in pelle, i portachiavi da centinaia di euro, le clip per i capelli griffate, e li restituisce al mercato con un prezzo che ne azzera la banalità.

Il meccanismo funziona perché il lusso ha smesso da tempo di vendere solo qualità scegliendo di vendere desiderio, esclusività, appartenenza a un club non scritto i cui membri si riconoscono tra loro senza bisogno di presentazioni.

Nella collezione estiva 2026 trovano posto anche ciabatte, occhiali da sole, teli da mare e bikini, ma niente ha la stessa forza comunicativa di un salvagente da 3.400 euro.

Perché un occhiale firmato è ormai talmente comune da non fare notizia, mentre portarsi in piscina qualcosa che costa quanto un volo intercontinentale in business class è un gesto che comunica qualcosa di molto preciso sul proprio rapporto con il denaro e il bisogno di essere notati.