Torino fa la cosa più torinese del mondo: aspetta che Milano diventi il centro dell'universo del design e poi, con quella compostezza sabauda che non si scompone mai, alza la mano e con garbo e fermezza, aggiunge “anche noi”.
MiTo Design Connections, che già nel nome celebra un'unione tanto ovvia quanto tardiva, è la risposta istituzionale a un problema che ogni anno si ripropone puntuale come il Salone del Mobile: Milano durante la Design Week è intasata, carissima e sopravvalutata, mentre Torino, a 45 minuti di treno ad alta velocità, ha camere libere, prezzi umani e una Mole che di notte fa molta più scena di qualsiasi installazione nel Tortona District
L'idea, promossa dalla Camera di commercio di Torino con la collaborazione dell'Unione Industriali, il patrocinio della Città e la benedizione degli organizzatori milanesi, è così semplice da sembrare geniale: trasformare il capoluogo piemontese in una base operativa per i professionisti del design che ogni aprile affollano il Fuorisalone fino all'asfissia.
Una “fast track”, la chiamano, che sembra quasi un invito a prendere l'alta velocità e lasciarsi alle spalle la ressa. Significa dormite da noi, mangiate da noi, godete di una città che sa stare al mondo senza urlarlo sui social ogni tre minuti, e poi andate pure a Milano a vedere le sedie del futuro, i divani concettuali e le lampade che costano quanto un’auto.
Perché la Milano Design Week è uno spettacolo totale che assorbe ogni risorsa disponibile nel raggio di 30 km: hotel esauriti mesi prima, ristoranti prenotati da gennaio, taxi irreperibili e un’atmosfera da grande evento che affascina i primi due giorni e isterizza dal terzo in poi.
Chi ci lavora davvero ha bisogno di dormire e Torino intercetta questa esigenza con la discrezione di chi conosce il proprio valore senza bisogno di dichiararlo in un comunicato stampa.
E mentre Milano espone, Torino non sta con le mani in mano. Il programma di eventi è partito il 16 aprile con la proiezione del logo sulla Mole Antonelliana e da lì si snoda fino a fine mese con una sequenza di appuntamenti che mescolano workshop, mostre, aste e aperture straordinarie.
Palazzo Reale e Palazzo Madama hanno aperto le porte in notturna il 18 aprile, nel frattempo si discuteva di legni e intarsi da Ferramenta Drovetti, si girava il Barriera Design District in compagnia di una guida, e i più curiosi si avventuravano nell'atelier di Foglizzo Leather, dove la pelletteria di alta gamma incontra il design industriale in un connubio che i milanesi avrebbero monetizzato da tempo.
I numeri raccontano una storia convincente: la piattaforma digitale dell'iniziativa ha superato i 35mila visitatori, con un 22% proveniente dall'estero. Le visualizzazioni sui canali social hanno toccato quota 115mila e il calendario, va dall'asta di design organizzata da Sant'Agostino Casa d'Aste alla mostra fotografica di Francesco Maiolo intitolata "Niente di Serio".
Ci sono le visite guidate tematiche al Museo Egizio dedicate al design senza tempo, il workshop su Lella e Massimo Vignelli, “Urban Souls: Cuneo – Manhattan”, mostra fotografica diffusa che accosta due realtà geograficamente agli antipodi. E poi c'è Leonardo da Vinci con le sue macchine esposte a Palazzo Barolo fino al febbraio del prossimo anno.
Il progetto, nella sua seconda edizione, sta diventando qualcosa di più di un'operazione di marketing territoriale: mette in fila due città che hanno molto da guadagnare a collaborare e qualcosa da perdere ad ignorarsi, ma senza la retorica del campanile né complessi di inferiorità.








