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La Spagna ha alzato la coppa, l'Argentina è tornata a casa con l'argento al collo, e la Fifa ha chiuso i conti con un sorriso che vale più di qualsiasi trofeo. Perché se sul campo si giocava per la gloria, fuori dal campo in ballo c’erano cifre astronomiche. E a differenza dei rigori, qui non c'è VAR che tenga: i numeri sono numeri, e quest'anno erano decisamente più grossi del solito.

Partiamo dai vincitori sul rettangolo verde. Alla Spagna sono andati 50 milioni di dollari, il premio più alto mai assegnato a una nazionale campione del mondo. All'Argentina, sconfitta in finale, ne sono toccati comunque 33, con uno scarto di 17 milioni tra chi solleva la coppa e chi la guarda nelle mani di qualcun altro. Un divario che consola poco, ma insomma, 33 milioni di dollari non sono proprio una miseria.

Sotto il podio, la piramide dei premi scende con la stessa logica di qualsiasi torneo: terza posizione 29 milioni, quarta 27, uscita ai quarti 19 milioni a squadra, agli ottavi 15, ai sedicesimi 11, e chi ha salutato nella fase a gironi si è accontentato comunque di 9 milioni.

Comunque, per molte federazioni provenienti da mercati calcistici minori, la cifra rappresenta una boccata d'ossigeno vera, capace di finanziare impianti, settori giovanili e stipendi di tecnici che altrimenti resterebbero un sogno.

Il montepremi complessivo per questa edizione ha toccato gli 871 milioni di dollari, inizialmente doveva fermarsi a 727, già un balzo di circa il 50% rispetto al Qatar 2022, ma lo scorso aprile la Fifa ha deciso che non bastava e ha aperto ulteriormente i cordoni della borsa.

Di questa somma, 655 milioni sono legati strettamente ai risultati sportivi, mentre il resto si trasforma in contributi per la preparazione delle nazionali: 2,5 milioni di dollari a testa per tutte le 48 federazioni partecipanti, più circa 16 milioni distribuiti come sussidi aggiuntivi per coprire ritiri, viaggi e logistica.

Insomma, anche solo presentarsi al torneo, senza vincere una partita, garantiva un assegno che pochi altri tornei sportivi possono assicurare.

Ma il vero incasso, quello che fa sembrare tutto il resto spiccioli, resta nelle casse della Fifa. Secondo le stime di Marion Laboure, senior strategist di “Deutsche Bank Research” riprese dalla Bbc, il ciclo economico legato ai Mondiali 2026 dovrebbe generare tra i 13 e i 15 miliardi di dollari in quattro anni, quasi il doppio dei 7,6 miliardi incassati con l'edizione del Qatar.

L’allargamento del torneo a 48 squadre ha moltiplicato partite, diritti televisivi, sponsorizzazioni, licenze e pacchetti hospitality, mentre sulla vendita dei biglietti la Federazione si assicura una doppia commissione del 15%, da chi comprava e chi vendeva. E si parla già, per la prossima edizione, di spingersi fino a 64 squadre.

Fa una certa impressione mettere in fila i due numeri: da un lato gli 871 milioni distribuiti a 48 federazioni sparse per il mondo, dall'altro i 13-15 miliardi che restano a un'unica organizzazione con sede a Zurigo.

A pagare il conto di questa crescita, manco a dirlo, sono i tifosi. I prezzi dei biglietti hanno raggiunto livelli mai visti prima, con alcuni tagliandi per la finale arrivati a sfiorare i 33mila dollari. A questo si sommano voli, hotel e tutte le spese collaterali nelle città ospitanti, trasformando l'esperienza dal vivo in un lusso riservato a pochi, mentre il mercato secondario ha fatto il resto, spingendo ulteriormente verso l'alto una domanda che ormai sembra non conoscere limiti.

C'è però un lato della medaglia che sorride anche a chi sta fuori dagli stadi della finanza calcistica. Secondo uno studio dell'economista dell'Università di Aberdeen Marco Mello, ripreso da Il Sole 24 Ore, vincere i Mondiali porta con sé una crescita del Pil dello 0,48% nei due trimestri successivi al torneo, spinta soprattutto dall'export che cavalca l'onda mediatica di beni e servizi legati alla competizione.

Per Spagna e Argentina, dunque, il dividendo economico non si esaurisce con l'assegno della Fifa, ma prosegue silenzioso nei mesi a venire, tra vendite all'estero e visibilità internazionale che si traducono, alla lunga, in qualcosa di molto simile a un secondo tempo economico del torneo.