Domenica 19 luglio, la squadra che alzerà la Coppa del Mondo al “MetLife Stadium” di New York tornerà a casa con qualcosa che il calcio non aveva mai distribuito prima: un anello.
Un vero “championship ring”, lo stesso oggetto che nel basket americano pesa tanto quanto il trofeo, al punto che in gergo “NBA” vincere il titolo si dice spesso vincere l'anello. La FIFA lo ha annunciato a ridosso della finale tra Spagna e Argentina, in programma domani alle 21 italiane, e in fondo è l'ultimo tassello di un'americanizzazione dei Mondiali che procede ormai senza troppe cerimonie e difficilmente si fermerà qui.
Il World Cup Ring esisterà in 2.026 esemplari, numero scelto per richiamare l'anno del torneo, e di questi 30 pezzi andranno alla squadra campione, composta da 26 calciatori più lo staff tecnico, mentre gli altri 1.996 finiranno in vendita come merchandising ufficiale per i tifosi di tutto il mondo.
Su un lato l'anello riporta il trofeo disegnato dallo scultore italiano Silvio Gazzaniga, sull'altro i dettagli della nazionale vincitrice. Capitano e commissario tecnico riceveranno una versione provvisoria subito dopo il triplice fischio, mentre i trenta esemplari ufficiali verranno personalizzati pezzo per pezzo e consegnati in una cerimonia successiva, accompagnati da un certificato di autenticità.
Il calcio a stelle e strisce non aspettava il Mondiale per adeguarsi: “MLS” e “NWSL” premiano da anni i propri campioni con anelli identici a quelli di “NBA” e “NFL”, seguendo un copione che negli Stati Uniti appartiene ormai a ogni disciplina che si rispetti. Ma anche l'Europa, a dire il vero, aveva già iniziato a innamorarsene per conto proprio, senza bisogno del via libera di Zurigo. Didier Drogba ne aveva fatto realizzare uno di tasca propria dopo la Champions vinta col Chelsea nel 2012, l'Atletico Madrid ha ripetuto l'operazione per l'Europa League 2018, Jeremie Frimpong si era spinto ancora più in là regalando un anello a tutta la rosa del Bayer Leverkusen per lo scudetto tedesco 2024, un gesto da capitano vecchio stile.
L'Inter ha fatto lo stesso nel 2020 per celebrare i 10 anni del “triplete”, mettendo in vendita anche una versione più accessibile a 178 euro. Luis Suarez e Raphinha si sono invece rivolti alla gioielleria londinese “MJ Jones”, la stessa che lavora con Messi, per farsi incastonare pezzi di carriera al dito. La FIFA, insomma, non ha inventato una moda, l'ha soltanto presa, formalizzata e portata su scala mondiale, con tutta la potenza del suo marketing.
Realizzato secondo la tradizione orafa svizzera, tempestato di diamanti e pietre preziose, riprende la forma del “chevalier”, il grande anello a sigillo che per secoli ha certificato appartenenza, casata e potere in Europa: uno strumento con cui una famiglia o un'autorità certificava la propria storia.
Oggi quella forma torna in auge grazie ai rapper americani e alla loro passione per catene vistose e castoni monumentali, in un cortocircuito curioso in cui un oggetto nato dalla cultura sportiva statunitense pesca nell’immaginario nobiliare europeo. Non più il sigillo di una casata, ma la testimonianza della vittoria conquistata sul campo.
L'anello arriva in un Mondiale che ha già ridisegnato parecchie delle proprie abitudini, a cominciare dai “cooling break”, introdotti ufficialmente per tutelare i giocatori dal caldo che si sono rivelati anche un comodo spazio per moltiplicare gli stacchi pubblicitari. La finale avrà per la prima volta un half time show in stile “Super Bowl”, con più artisti che si esibiranno dal vivo e la Coppa stessa viaggia ormai dentro un baule firmato Louis Vuitton.
Non è un caso isolato nemmeno guardando ai protagonisti in campo, che da anni si muovono con disinvoltura tra l’area e le passerelle del lusso. Erling Haaland ha costruito un'immagine fatta di sneakers da collezione, borse firmate e accessori esclusivi. Jack Grealish è uno dei volti di “Gucci”, incarnando un'idea di eleganza sportiva costruita apposta per parlare alle nuove generazioni. Kylian Mbappé è ambasciatore globale di “Dior Men”, Lamine Yamal, che domenica affronterà Messi in quello che molti hanno già ribattezzato un passaggio di testimone generazionale, si è di recente regalato una collana in oro bianco con più fili di diamanti a tennis indossati in layering. In tutto questo il World Cup Ring completa lo scenario, perché a differenza di una collana o di un orologio è la certificazione ufficiale di un'impresa sportiva.
Tra qualche anno, probabilmente, anche in Europa si dirà “ha vinto l'anello” con la stessa naturalezza con cui oggi si dice “ha vinto lo scudetto”, e nessuno ricorderà più che una volta bastava la coppa.













