Nel fondo di qualche cassetto, nascosto fra vecchie chiavi e istruzioni di cellulari ormai in disuso, quasi certamente c’è un gettone telefonico. Quel dischetto metallico che fra gli anni Ottanta e Novanta era l’unica forma possibile di telefonia mobile, nel senso che quando si era in giro bisognava rintracciare una cabina libera, infilare i gettoni nell’apposita fessura, comporre il numero e parlare. C’erano in giro innamorati che uscivano di casa con sacchetti pieni di gettoni che sformavano le tasche dei giubbotti, e incrociarli in una cabina voleva dire mettere in conto attese infinite fra sospiri e frasi romantiche.

Poi è arrivata la tessera prepagata, decisamente più pratica, e di seguito i cellulari, che anni dopo avrebbero cambiato il mondo e devastato i rapporti sociali. I gettoni, nel giro di pochissimo tempo sono finiti nel cassetto a cui accennavamo prima, dove probabilmente sono ancora adesso.

Ma quel dischetto di metallo ramato con le scanalature, oggi potrebbe avere un valore, perché ambito e ricercato dai collezionisti. Molto dipende dallo stato di conservazione, che dev’essere quasi perfetto, e dalla numerazione impressa sul gettone: per fare qualche esempio, quelli marchiati “7905”, risalenti al 1979, possono valere 15 euro ciascuno, mentre i “7907” oscillano fra 10 e 30 euro. Va meglio a chi scova un gettone con codice “7704”, valutato 50 euro, anche se il massimo al momento è il raro “7304”, che se tenuto bene può valere 60 euro. Non che ci sia da cambiare vita, chiaro, ma contando che al massimo dello splendore un gettone valeva 200 lire - più o meno 10 centesimi al cambio attuale - il margine di guadagno è notevole.

Coniati in “alpacca” (una lega di rame, nichel e zinco) a partire dal 1927 dall’allora “Stipel”, antesignana dell’odierna “Telecom”, in occasione della “Fiera Campionaria” di Milano, nel 1945 i gettoni si arricchiscono delle tre celebri scanalature. Risalgono al 1959 quelli che sarebbero rimasti in vigore fino al 31 dicembre 2001, il giorno prima dell’entrata in vigore dell’Euro, anche se la produzione era ormai cessata già nel 1980.

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