Sull’odore di un’auto nuova ci si potrebbe scrivere un trattato scientifico. Forse perché significa qualche migliaio di euro andato per sempre, ma è una fragranza che resta impressa, riempie i polmoni, sprigiona un piacere sottile e dona attimi di pura felicità. Dura appena qualche settimana, poi scompare per sempre, lasciando il posto ad alberelli che per quanto magici siano, non sapranno mai più di nuovo.

Gli automobilisti occidentali, dagli americani agli europei, ne vanno matti, ma non è così per tutti: coreani e cinesi lo odiano dal profondo. Secondo un’indagine di mercato un’altissima percentuale di cinesi lamenta il fastidioso odore di auto nuova al punto da pensarci due volte quando è ora di cambiarla: lo ha certificato la J.D. Power, parlando di “principale problema del mercato automobilistico cinese, due volte superiore al consumo eccessivo di carburante”. E lo stesso è accaduto in Corea del Sud, dove secondo un sondaggio del ministero dei trasporti, più della metà di 800 acquirenti di auto nuove ha ammesso di aver provato una sgradevole sensazione olfattiva assai vicina al malessere.

Un problema non da poco, vista l’abnorme quantità di coreani, e più che altro cinesi, e la conseguente potenzialità del mercato, che ha messo in allarme il colosso americano Ford, lesto a convocare 18 esperti in odori e profumi per catalogare le varie flagranze presenti nell’abitacolo di un’auto nuova, tutte classificate con giudizi che vanno da “appena percettibile” a “fastidioso”. I risultati dell’analisi hanno portato dritto al deposito di un brevetto che elimina l’odore di auto nuova, per adesso destinato alle vetture a guida autonoma, rese capaci di parcheggiarsi sotto il sole, aprire tutti i finestrini e accendere il riscaldamento per completare il più velocemente possibile un processo comunemente chiamato “cottura dei materiali”.

In realtà, a dare il voltastomaco agli orientali è la paura che quell’odore sia pericoloso per la salute, e forse non hanno tutti i torti, visto che si tratta di un composto organico volatile fatto di colle, adesivi, sigillanti, composti chimici, plastiche e materiali che spesso possono provocare irritazioni passeggere a naso e gola.

E dire che proprio su quell’odore i marchi automobilistici ci lavorano dagli anni 90, quando la soddisfazione del cliente passava anche per la “boccata di nuovo”. Da allora, per ogni nuovo modello in uscita, interi team di esperti sottopongono a test olfattivi tutti i materiali, portati ad una temperatura di 60° per verificare che tipo di odore sprigionano. Nel 1995, all’interno dell’allora nuova Lincoln Continental, i tecnici rilevarono 50 composti chimici volatili derivanti da lubrificanti, vernici, moquette, parti in pelle, PVC, colle, benzina e fumi di scarico. Lo stesso, anni dopo, è stato accertato in Giappone a bordo di un minivan, in cui la presenza di prodotti chimici volatili era di 35 volte superiore alla soglia di sicurezza per la salute.

Ma tutto questo, sembra destinato a finire. Lo rivela un’inchiesta del mensile inglese Autocar, che parla di nuove normative europee obbligatorie entro il 2021 che ridefiniranno i materiali per gli interni delle vetture, dando spazio soltanto a quelli inodori.

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