Il primo appuntamento è stato il 19 aprile 2008, quando ancora i vinili non erano neanche una nicchia di mercato per palati sopraffini, ma più che altro una sorta di fastidiosa spazzatura che nessuno (o pochi) volevano, a parte qualche mercatino delle pulci. Eppure, gli organizzatori del Record Store Day non si sono lasciati abbattere, continuando cercare in tutto il mondo proprietari di negozi di dischi indipendenti che avessero voglia di fare fronte comune per diffondere una forma di cultura malmenata dalla tecnologia. Oggi fanno parte del circuito circa 1.400 negozi negli Stati Uniti e altre migliaia in ogni continente, eccetto l’Antartide, ma soprattutto in America, il clou di ogni appuntamento è la solita scusa per concludere ogni cosa in spettacoli, grigliate, body painting, incontri con gli artisti e DJ set.

Nel tempo, il Record Store Day è diventato una sorta di rito pagano di una comunità sempre più vasta che raccoglie negozianti, clienti e musicisti, ma accompagnato anche da uscite speciali di vinili e prodotti promozionali realizzati esclusivamente per la giornata. Durante il primo Record Store Day, i Metallica hanno trascorso ore al “Rasputin Music” di San Francisco per incontrare i fan e da allora ogni anno centinaia di artisti internazionali affollano i negozi di dischi di tutto il mondo concedendosi bagni di folla con piccole esibizioni live, autografie e selfie. Da allora personaggi come Joshua Homme (Eagles of Death Metal, Them Crooked Vultures, Queens of the Stone Age), Ozzy Osbourne, Iggy Pop, Jack White, Chuck D, Dave Grohl, St. Vincent, Run The Jewels, Pearl Jam e Brandi Carlile hanno accettato di diventare icone di ogni edizione.

Nel 2020 l’edizione è saltata - un’altra vittima della pandemia - per recuperare quest’anno con una doppia data: la prima, sabato 12 giugno e la seconda il 17 luglio. Ambasciatore della 14esima edizione è stato nominato Noel Gallagher, mentre fra le uscite più preziose Regimental Sgt. Zippo, album inedito di Elton John, pubblicato su vinile in edizione limitata 7.000 copie.

In realtà, secondo gli esperti è stata proprio la pandemia a dare un nuovo impulso al mercato dei vinili, visti come miglior surrogato possibile alla carenza di concerti ed esibizioni live. Una conferma che arriva dai dati diffusi da “Billboard”: la capacità produttiva degli stabilimenti ha ormai raggiunto i 160 milioni di LP su vinile all’anno, ma grazie ad una richiesta in forte crescita, si prevede che entro la fine dell’anno raggiunga i 400 milioni. A credere nel nostalgico ritorno del vinile sono anche i giovanissimi, cresciuti a pane ed mp3, gente che il disco fisico l’ha visto al massimo a casa dei nonni, ma affascinati come non mai da una forma di musica non più “smaterializzata”.

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