È accaduto: per la prima volta dal 1991, le vendite dei vinili hanno superato quelle dei CD. Un sorpasso che in Italia era nell’aria da tempo, sulla scia di quanto accaduto in America, dove 15 anni di crescita costante hanno riportato il mercato musicale sui livelli dei primi anni Ottanta, quando 45 e 33 giri regnavano incontrastati. Un mercato che era cambiato radicalmente con l’avvento dei compact-disc, che al contrario hanno subito in modo pesante la scomparsa graduale dei supporti su cui ascoltarli, sostituiti sempre di più dalla semplicità di “contenitori” di mp3, in grado di ospitare centinaia di brani in uno spazio ridottissimo.

In tutto questo, il vinile ha riguadagnato terreno: nato nel 1948, era stato l'unico supporto possibile su cui si è retto il mercato musicale mondiale per almeno trent’anni, salvo poi finire relegato nei banchetti dei mercatini delle pulci come dei pochi negozi “vintage” frequentati da nostalgici della puntina. Poi, almeno all’inizio, ricompare come gadget a tiratura limitata per i fan di grandi artisti, e nel giro di pochi anni è ormai tornato come presenza immancabile nei diversi formati in cui dev’essere disponibile ogni nuovo album in uscita. Un caso clamoroso e inedito di riscossa del passato contro l’avanzare delle nuove tecnologie, che in genere fanno terra bruciata di tutto quel che c’era prima: nel caso della musica rendendola “liquida” e impalpabile, qualcosa che non si possiede più come un disco.

Secondo gli esperti un fenomeno per certi versi irrazionale: il desiderio di fermare il tempo tornando a riassaporare gesti ormai antichi come tirare fuori l’LP dalla copertina, pulirlo con uno straccetto e poggiare la puntina sul solco. E pazienza per i fruscii che il CD avevano eliminato: anche quelli fanno parte del fascino del “padellone”.

Che la riscossa sia ormai realtà lo dicono i numeri, certificati dalla FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), che nei primi tre mesi dell’anno attesta al vinile una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo del 2020, trasformandolo da nicchia in un comparto capace di generare maggiori ricavi perfino dei CD, che al contrario calano del 6%. Cifre ancora più significative se rapportate ad un mercato dominato comunque dallo streaming, che rappresenta l’80% del fatturato globale.

Come accennato, non si tratta di un fenomeno solo italiano: in Spagna, la crescita delle vendite è così alta che un gruppo di imprenditori appassionati di musica ha deciso di riaprire uno stabilimento dedicato alla stampa dei vinili. L’ultimo aveva chiuso nel 1997.

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