Nel 1757 George Washington non era ancora il volto sulla banconota da un dollaro, ma un ufficiale della milizia della Virginia impegnato nella Guerra dei Sette Anni, alle prese con nomine di ufficiali, censimenti di cavalli e, a quanto pare, priorità di sopravvivenza quotidiana.
Tra le pagine del suo diario militare, oggi digitalizzato e conservato nella Divisione Manoscritti e Archivi della “New York Public Library”, il futuro presidente aveva annotato di suo pugno la ricetta di una “small beer”: luppolo setacciato a piacere, tre ore di bollitura, melassa versata mentre il mosto è ancora caldo, e una coperta sopra il tino se il clima si fa rigido. Non esattamente un disciplinare DOP, ma funzionava.
Funzionava anche perché nel Settecento l'acqua poteva essere una condanna a morte: contaminata, portatrice di dissenteria, spesso imbevibile senza conseguenze. Trasformarla in birra a bassa gradazione era un metodo di potabilizzazione travestito: le truppe di Washington bevevano per dissetarsi, certo, ma soprattutto per non ammalarsi.
Per il traguardo del 250° anniversario americano, la New York Public Library ha tirato fuori il manoscritto e lo ha affidato a chi con la birra ci lavora sul serio: il birrificio newyorchese “Talea Beer Co”.
Il compito non era dei più semplici. Eric Brown, responsabile della produzione, racconta di aver dovuto accantonare tecnologie e metodi moderni per inseguire ingredienti il più possibile fedeli agli originali, in un processo che definisce più vicino alla birra fatta in garage che a qualunque produzione contemporanea.
Perfino la melassa si è rivelata un ostacolo: quella di oggi non è quella di duecentocinquant'anni fa, e va bene le tradizioni, ma i fornitori del Settecento non rispondono più al telefono.
Il risultato si è materializzato in due bevande distinte, come se Talea avesse voluto accontentare sia gli storici sia chi in realtà vuole solo bersi una birra decente. La prima, la "Washington's Beer", è la ricostruzione fedele della ricetta originale, servita dalla Public Library durante gli eventi estivi dedicati all'anniversario. Il giudizio di LeAnn Darland, co-fondatrice di Talea, non lascia molto spazio all'entusiasmo: dolce, con un sentore di melassa dominante, tanto che la definizione più onesta sarebbe uno “sciroppo dal sapore particolare”.
La seconda, la “Liberty Lager”, è pensata invece per i palati abituati a scegliere la birra per piacere e non per necessità igienico-sanitaria: una amber lager al 6,5%, dal profilo morbido, disponibile nei rivenditori locali e nelle cinque birrerie di Talea sparse per New York.
Tara Hankinson, altra co-fondatrice del birrificio, la descrive come un omaggio alla ricetta storica ma pensata per essere bevuta più di una volta, magari a un barbecue, con una leggera nota amara che la rende adatta ad accompagnare il cibo, non solo a curare la sete.
Meredith Mann, curatrice ad interim dei manoscritti della Nypl, osserva che le birre a bassa gradazione stanno tornando di moda, come se la storia avesse semplicemente aspettato che i millennial riscoprissero ciò che Washington sapeva già.
La differenza, oggi, è che nessuno rischia la dissenteria per una pinta: al massimo, il rischio è ordinare la versione sbagliata e ritrovarsi uno sciroppo del Settecento.












