Testualmente, “Cursor” è un’azienda che gestisce un assistente di programmazione d IA specializzato nella scrittura e la correzione di testi, mentre “Speak” si concentra sull’insegnamento delle lingue straniere. Sono due delle più promettenti startup a cui tutta la Silicon Valley guarda con attenzione, e pur avendo due campi d’azione completamente differenti, hanno un dettaglio che le accomuna: la “No-shoes policies”.
In pratica, entrambe le aziende hanno deciso di concedere ai propri dipendenti il privilegio di poter togliere le scarpe in ufficio. Una tendenza di cui si è occupato d recente il “Guardian” inglese, che ha raccontano come il trend stia prendendo piede – è il caso di dirlo – anche nel Regno Unito.
L’idea non è una trovata degli uffici del personale, ma arriva da precise ricerche scientifiche secondo cui trasformare gli uffici in ambienti meno formali aiuterebbe la creatività e la fantasia. Certo, ci sono regole comune da rispettare, come i calzini quantomeno puliti e nessun odore molesto, oltre all’obbligo di rimettere le scarpe negli spazi comuni come in bagno, nella zona relax e all’esterno dell’edificio.
Natalie James, fondatrice dell’azienda di prodotti per la pelle “HelloSKIN”, intervistata dal quotidiano inglese, è stata fra le prime top manager a spingere i propri dipendenti a liberarsi delle scarpe mentre sono seduti alla loro scrivania. “Gli uffici sono per loro stessa natura, ambienti stressanti e se un piccolo gesto come togliersi le scarpe ti fa sentire più a tuo agio – e quindi più creativo – allora perché non farlo?”.
Ma come sempre, il trend non convince tutti, anzi, c’è chi si dichiara fortemente contrario, convinto che la vita in ufficio senza scarpe metta a rischio i confini professionali e perfino le gerarchie, perché vedere il proprio capo scalzo può ridimensionarne l’immagine in peggio.
Questo senza contare che per qualcuno sotto sotto si nasconderebbe una nuova possibile disparità di genere, visto che gli uomini “possono permettersi di essere più informali, mentre per le donne l’abbigliamento fa parte del modo in cu sono giudicate all’esterno”.








