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Dal 22 novembre al 3 maggio del prossimo anno, Torino diventa la capitale italiana della grande pittura barocca con “Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio”, retrospettiva allestita nelle Sale Chiablese dei Musei Reali e organizzata in collaborazione con Arthemisia.

Una mostra-evento che riunisce oltre 40 capolavori provenienti dai principali musei del mondo, dal Louvre al Prado fino alla Pinacoteca Vaticana, molti dei quali per la prima volta esposti in Italia.

Curata da Annamaria Bava (Musei Reali di Torino) e Gelsomina Spione (Università di Torino), la rassegna offre un percorso completo attraverso la vita e la produzione di Orazio Gentileschi, pittore pisano morto a Londra nel 1639, celebrato in vita alla pari di Caravaggio, Rubens e Van Dyck, amico di quest’ultimo e protagonista indiscusso della pittura europea del Seicento.

Il tema del viaggio – reale, artistico e stilistico – guida l’intera esposizione, che segue l’artista da Roma a Fabriano, da Genova a Torino, fino alle corti di Parigi e Londra, luoghi in cui Gentileschi cercò protezione, prestigio e nuovi committenti.

La mostra, promossa dal Ministero della Cultura e dall’Università di Torino, rientra nell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il grande cartellone che accompagna verso i Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali.

IL CAPOLAVORO: L’ANNUNCIAZIONE

Il viaggio di Orazio Gentileschi trova un suo vertice nella monumentale Annunciazione, dipinta durante il periodo genovese e spedita nel 1623 a Torino per conquistare i favori del duca Carlo Emanuele I di Savoia. Conservata alla Galleria Sabauda, è al centro della mostra e dialoga per la prima volta con l’altra Annunciazione realizzata negli stessi anni per la chiesa di San Siro a Genova.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

1. Gli esordi: tra Pisa e Roma

La mostra si apre con gli anni giovanili dell’artista, formatosi a Roma dopo il trasferimento dalla natia Pisa. Qui, lavorando come frescante nei cantieri della Controriforma, Gentileschi sviluppa un linguaggio ancora legato alla Maniera, come testimonia la “Madonna con il Bambino e Santi” (Fondazione Palazzo Blu), già aperta però a un’attenzione nuova per il dato naturale e la luce.

2. Tra Maniera e Natura

Nei primi anni del Seicento avviene la svolta: il confronto diretto con Caravaggio porta Gentileschi verso un naturalismo più intenso e luminoso. Opere come la “Madonna in gloria e la Santissima Trinità” (Torino, Monte dei Cappuccini) e il “Battesimo di Cristo” (Roma, Santa Maria della Pace) documentano questa trasformazione.

3. Il processo del 1603

Una sezione è dedicata al celebre processo per diffamazione avviato da Giovanni Baglione contro Caravaggio, nel quale Orazio compare come testimone a favore del Merisi. Il racconto dell’artista – che dichiara di aver prestato a Caravaggio ali di scena e un saio francescano per alcune opere – rivela un legame personale e professionale tra i due. In mostra, tre versioni del “San Francesco” provenienti dal Prado, da Palazzo Barberini e da collezione privata.

4. L’eleganza del vero

Tra Maniera e naturalismo, Gentileschi sviluppa uno stile personalissimo: luminoso, vibrante, elegante. Lo illustra il “San Michele e il diavolo” (Farnese), dove la raffinatezza classica incontra la luce drammatica di Caravaggio. Un confronto è proposto con Guido Reni, presente con il “Martirio di santa Caterina d’Alessandria”.

5. Il processo Tassi e le commissioni romane

Il 1612 è segnato dal traumatico processo contro Agostino Tassi, accusato di violenza sulla figlia Artemisia. Nonostante i mesi difficili, Gentileschi produce opere decisive come il celebre “David con la testa di Golia” della Galleria Spada, nato nel contesto di importanti collaborazioni al Quirinale e nel Casino Borghese.

6. Artemisia: tra Firenze, Roma e Napoli

Tre dipinti di Artemisia Gentileschi – tra cui la “Conversione di santa Maria Maddalena” (Palazzo Pitti) – testimoniano il percorso autonomo della pittrice, sempre in dialogo con la produzione paterna e attiva tra Roma, Venezia, Napoli e Londra.

7. Gentileschi tra Roma, le Marche, Genova e Torino

La mostra segue poi l’artista tra Marche e Liguria, con opere come la “Visione di santa Francesca Romana” (Urbino) e la “Santa Cecilia” (Perugia). Il soggiorno genovese segna una svolta aristocratica nella sua pittura, culminata nella già citata “Annunciazione” del 1623.

8. Gli incontri genovesi

A Genova, Gentileschi lavora per le principali famiglie patrizie, sviluppando un dialogo artistico con Simon Vouet, presente in città negli stessi anni. Tra le opere esposte spicca “Giuditta e Abra con la testa di Oloferne” (Musei Vaticani).

9. Il soggiorno parigino

Nel 1625, invitato dalla regina madre Maria de’ Medici, Gentileschi si trasferisce a Parigi. L’unica opera certa di questo periodo, “La Felicità Pubblica che trionfa sui pericoli (Louvre), testimonia l’equilibrio raggiunto tra allegoria, luce morbida e precisione tessile.

10. Alla corte di Carlo I d’Inghilterra

Chiamato a Londra dal duca di Buckingham, Gentileschi raggiunge la corte inglese nel 1626. Qui entra in contatto con Van Dyck, di cui è esposto in mostra “I tre figli maggiori di Carlo I” (Galleria Sabauda). In Inghilterra, la pittura di Orazio si fa più chiara, preziosa, elegante. Capolavoro della sua tarda maturità è il “Ritrovamento di Mosè” (Prado), qpresentato per la prima volta in Italia.

Gentileschi rimase a Londra fino alla morte, il 7 febbraio 1639, dopo una carriera internazionale che lo consacrò come una delle voci più originali e raffinate del Seicento europeo

INFO PRATICHE

Orazio Gentileschi, un pittore in viaggio

Musei Reali di Torino, Sale Chiablese

22 novembre 2025 – 3 maggio 2026

ORARI – giov/mart 9:30/19:30, chiuso il mercoledì. Aperture straordinarie: 8, 24, 25, 31 dicembre; 1, 6 gennaio; 5, 6, 25 aprile; 1 maggio.

INGRESSO – intero 15 €; ridotto: 13 €; bambini: 7 €

INFO E PRENOTAZIONI- +39 011 1848711 – info@arthemisia.it