Venti minuti di risate ininterrotte, senza nessuno che spari battute, senza comici nei dintorni e soprattutto senza possibilità di fermarsi. In Giappone succede davvero, e non è uno scherzo. Al santuario shintoista di Hiraoka, a Higashi-Osaka, migliaia di persone si sono riunite anche quest’anno per l’Owarai Shinji, l’antico rito della “risata continua” che trasforma il ridere in una pratica spirituale e collettiva.
La scena, per gli occhi di un occidentale, ha qualcosa di surreale: una folla composta e disciplinata che ride all’unisono, con crescente intensità, per decine di minuti. Ma dietro l’apparente bizzarria si nasconde una tradizione millenaria, radicata nella mitologia shintoista e nel profondo valore simbolico attribuito alla risata come forza capace di riportare luce, equilibrio e speranza.
Il rituale affonda le sue origini nel mito della dea del Sole Amaterasu: secondo la leggenda, offesa dal comportamento del fratello Susanoo, la divinità si rifugiò in una grotta, facendo sprofondare il mondo nell’oscurità. Gli dèi, per convincerla a uscire, organizzarono una festa fatta di danze e risate fragorose.
La curiosità ebbe la meglio: Amaterasu si affacciò e la luce tornò sulla Terra. È a quella risata salvifica che si ispira l’Owarai Shinji, celebrato nel periodo più buio dell’anno come rito di rinnovamento e buon auspicio.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di una celebrazione dell’umorismo. Nessuna barzelletta, nessuna gag: la risata va mantenuta anche quando diventa scomoda, faticosa o imbarazzante. Una sfida non da poco in una cultura come quella giapponese, tradizionalmente improntata sull’estremo controllo delle emozioni. Eppure, proprio lo sforzo iniziale finisce spesso per sciogliersi in un’ilarità autentica, spontanea e contagiosa.
La giornata è scandita da diversi momenti rituali, tra cui anche un curioso “campionato della risata”, in cui i partecipanti si sfidano a colpi di risate sempre più energiche davanti al pubblico. Un evento inclusivo, che coinvolge fedeli, curiosi e turisti, creando un forte senso di comunità.
Quest’anno, secondo gli organizzatori, i partecipanti hanno superato quota 3.500, confermando una tradizione che continua ad attirare attenzione e consenso.
Dietro il volto festoso dell’Owarai Shinji si cela un messaggio profondo: la risata come strumento di guarigione, di unione e di resistenza allo stress della vita quotidiana. Un gesto semplice e universale che, ripetuto all’unisono, diventa preghiera collettiva e manifesto di speranza.






