Ogni anno il Met Gala occupa per settimane l'immaginario collettivo: chi ha osato di più, chi ha sbagliato, chi ha sudato per una foto sul carpet. Le analisi si sprecano, i meme proliferano, le riviste di moda si interrogano sul significato profondo di un abito a forma di lampada.
Quest'anno però New York ha riservato un colpo di scena: qualcuno ha pensato che tutto quel circo non fosse abbastanza, e ha ricominciato daccapo, ma con i cani.
Il 18 maggio si è tenuta l'edizione 2026 del Pet Gala, evento parallelo e speculare al Met, concepito dal designer Anthony Rubio nel 2013 come progetto fotografico e cresciuto nel giro di un decennio fino a diventare una serata con tanto di tappeto rosso da sette metri, pareti floreali per il photocall, aree dedicate a ciascun “cucciolo famoso” e sfilata con commento in diretta.
Anche gli abiti, sono fedeli riproduzioni di quelli indossati dalle star al Met poche settimane prima, riadattati su misura per Labrador, barboncini e chihuahua. Il look ispirato ad Anne Hathaway, quello di Beyoncé, Rihanna, Cardi B, A$AP Rocky, Stevie Nicks: tutti presenti, a quattro zampe e in fondo più a loro agio di quanto non lo siano certi umani con lo smoking.
Rubio non è un personaggio di secondo piano, né tantomeno un eccentrico di passaggio. Dal 2003 si dedica alla moda canina con serietà e nel 2012 è diventato il primo stilista del settore a sfilare alla New York Fashion Week, tradizione che ripete due volte l'anno, ed è anche autore di “Canine Couture”. La sua frase più citata, è diventata ormai un manifesto: “Nel mio mondo, gli umani sono solo accessori”. Detta da chiunque altro suonerebbe come una provocazione, ma per lui, con vent'anni di carriera alle spalle, è semplicemente la descrizione del suo lavoro.
Sul processo creativo, Rubio è pragmatico: gli stilisti del Met hanno immolato per progettare i loro look, lavorare con atelier, scegliere tessuti e fare prove. Lui ha due settimane per adattare quegli stessi look ai cani, con l’aggiunta non negoziabile di garantire comfort e sicurezza agli animali prima. Un limite che, invece di frenarlo, lo spinge a soluzioni che molti colleghi non avrebbero mai considerato.
E il confronto con il Met Gala regge meglio di quanto ci si aspetti, e non solo nel nome, che è un vero colpo di genio. Entrambi raccolgono fondi per istituzioni culturali: il Met va a beneficio del “Costume Institute del Metropolitan Museum of Art”, il Pet sostiene l'AKC Museum of the Dog, che custodisce la più importante collezione mondiale di arte ispirata ai cani.
Anche i biglietti esistono in entrambi i casi, ma con qualche differenza di scala: al Met Gala un singolo posto costa 75.000 dollari, un tavolo da dieci persone parte da 350.000. Al Pet Gala si entra con 300 dollari, e il proprio cane può accompagnare per altri 50 ma solo se si comporta bene, come precisa il sito.
Il dress code è “Cocktail Formal”, un gradino sotto il matrimonio, due sopra una cena con gli amici, ed è vietato ai minori di 21 anni.
I look non scherzano e gli animali non provengono da allevamenti d'élite né da pet boutique di lusso: molti arrivano da rifugi, gruppi di salvataggio e dai profili Instagram di influencer a quattro zampe.
Resta però una differenza che nessuna parete floreale e nessun metro di tappeto rosso può nascondere o ammorbidire. Gli esseri umani che frequentano il Met Gala e quelli che frequentano il Pet amano la moda, il lusso, i riflettori, le fotografie, il senso di appartenere a qualcosa di esclusivo e leggermente incomprensibile per chi è fuori.














