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Il matrimonio cambia le persone, le rende più pazienti, inclini al compromesso, e a perfino più propense ad accomodarsi sul water invece che restare in piedi. Decondo uno studio giapponese il 69% degli uomini tra i 20 e i 29 anni si siede per urinare, percentuale che scende leggermente al 66% tra i 30 e i 39 anni.

La ricerca, raccolta e analizzata dalla redazione di “Focus”, ha messo insieme diversi filoni di studio, dalla convivenza domestica alla fluidodinamica, fino all'urologia più seria, per rispondere a una domanda che milioni di coppie si fanno senza il coraggio di affrontarla apertamente: meglio in piedi o seduti?

Il “Tokyo Metropolitan Bokutoh Hospital” ha condotto uno studio da cui emerge che la maggioranza degli uomini che scelgono la posizione seduta lo fa per tenere pulito il bagno. Meno schizzi, meno gocce sul pavimento, meno discussioni in casa. Il “Japan Community Health Survey”, pubblicato sull'International Journal of Urology, ha affinato ulteriormente il quadro: essere sposati risulta associato in modo significativo alla scelta di urinare seduti in casa, indipendentemente dall'età.

Chi pensa che la faccenda sia solo questione di buone maniere è fuori strada, perché c'è di mezzo anche la fisica. Lo “Splash Lab”, laboratorio della “Utah State University” specializzato nell'applicare la dinamica dei fluidi ai problemi della vita quotidiana, ha filmato con telecamere ad altissima velocità cosa accade quando un getto urinario colpisce l'acqua del water. Il risultato è una reazione a catena, con ogni goccia che scava una micro-cavità e amplifica il getto successivo, generando una nube invisibile di goccioline che ricade ovunque, tavoletta compresa.

In altre parole, ogni volta che un uomo urina in piedi, senza saperlo, mette in scena un piccolo evento di fluidodinamica applicata con conseguenze igieniche non proprio trascurabili.

Ma la questione si fa ancora più seria, poiché per gli uomini sani, le analisi urodinamiche non mostrano differenze clinicamente rilevanti tra le due posizioni quanto a svuotamento della vescica, che limitano la scelta ad un affare di comfort e abitudine.

Il discorso cambia per chi presenta sintomi del basso tratto urinario, flusso debole, urgenza, difficoltà di svuotamento, iperplasia prostatica benigna. Una meta-analisi condotta su 11 studi ha rilevato che, in questi casi, urinare da seduti riduce in modo significativo il residuo post-minzionale, cioè la quantità di urina che resta in vescica dopo il bisogno. Alcuni ricercatori suggeriscono anche un possibile miglioramento del flusso massimo e una riduzione dei tempi di minzione, anche se questi ultimi dati non sono sempre solidi dal punto di vista statistico.

A confermare la tendenza è arrivato anche uno studio della “University of California San Francisco”, pubblicato su “Neurourology and Urodynamics”, secondo cui gli uomini con sintomi urinari più marcati preferiscono sedersi soprattutto per comodità, controllo e per limitare gli schizzi.

Il dato più sorprendente però ribalta lo stereotipo dell'anziano prudente e del giovane spavaldo. In Giappone sono proprio i più giovani a sedersi più spesso, con percentuali che calano progressivamente con l'avanzare dell'età.

Ma c'è anche una spiegazione più fisica, ovvero che un getto urinario più potente, tipico degli uomini giovani, colpendo la ceramica da una certa altezza e con un certo angolo produce più schizzi, non meno.

La conclusione degli studiosi è che non esiste un'unica modalità "naturale" o "maschile" di urinare, dipende da abitudini, cultura, igiene, comfort e per una parte della popolazione, anche da condizioni di salute urinaria. Per un uomo sano, sedersi è semplicemente più pratico, e spesso più pulito.