Mezzo secolo fa, mentre Torino era ancora saldamente ancorata alla pizza al padellino, un locale in corso Massimo d'Azeglio accendeva uno dei primi forni a legna della città e portava al Nord il cornicione alto, l'impasto morbido steso a ruota di carro e un’idea meridionale della pizza vera. Era il 1976, si chiamava “Flegrea”.
Cinquant'anni dopo, la pizzeria è ancora lì, e per festeggiarlo ha scelto il modo più diretto possibile: mercoledì 8 luglio, tutte le pizze in carta saranno scontate del 50%, in omaggio a un traguardo che pochi locali torinesi possono vantare.
La pizza era un'altra cosa
Per capire cosa rappresentò l'apertura della Flegrea, bisogna ricordare com'era Torino a metà anni Settanta. Una città industriale, operaia, attraversata da flussi migratori imponenti dal Sud eppure, sul fronte pizzerie, ancora in ritardo rispetto a quello che quei nuovi abitanti portavano in valigia. La pizza, a Torino, era quasi esclusivamente quella al padellino: bassa, unta, cotta in teglia e lontana anni luce dalla tradizione partenopea.
I pochi locali che proponevano qualcosa di diverso erano rari, spesso frequentati dai migranti meridionali come ritrovo nostalgico più che come destinazione gastronomica.
In quel panorama, aprire una pizzeria con forno a legna, uno dei primissimi in città, e proporre il cornicione alto, l'impasto ad alta idratazione, la cottura ad altissima temperatura come si faceva a Napoli, era una scommessa tutt'altro che scontata.
La pizza napoletana non era ancora un'icona universalmente riconosciuta, per molti torinesi era una cosa da meridionali, con tutto lo strascico culturale che quella definizione si trascinava negli anni del boom migratorio e delle tensioni sociali.
La Flegrea la propose senza timori, con il forno acceso e il cornicione in bella vista. E Torino, lentamente, finì per capire.
Ma l’8 luglio non sarà solo un'occasione di prezzi ribassati, perché debutterà per la prima volta la “Pizza 50 Special”, creata appositamente: impasto semintegrale macinato a pietra, steso a ruota di carro come si faceva agli albori, e una farcitura costruita con crema di carciofi, fior di latte, pomodori corbarino, funghi porcini, prosciutto arrosto e un fior di carciofo aggiunto a crudo dopo la cottura.
A chiudere, un crumble di olive taggiasche e una sorpresa servita direttamente al tavolo, un dettaglio tenuto segreto.
Dal forno a legna ai tre forni elettrici
La Flegrea rimase sotto la proprietà originaria per quattro decenni, chiuse brevemente nel 2016, poi riaprì nel 2018 sotto la guida di Gianluca Poggio ed Enrique Jiménez, che ne hanno preservato l'identità senza imbalsamarla. Il forno a legna originale ha ceduto il posto a tre forni elettrici distinti: uno per la sala, uno per l'asporto e il delivery, uno dedicato in via esclusiva alle pizze senza glutine.
La Flegrea ha costruito negli anni una delle proposte gluten-free più strutturate della ristorazione torinese, con forno separato, certificazione AIC (Associazione Italiana Celiachia) e adesione al progetto Alimentazione Fuori Casa.
Gli impasti disponibili spaziano dal semintegrale all'integrale, dal multicereale al carbone vegetale, tutti lavorati a mano con alta idratazione e lunghe lievitazioni, la stessa filosofia di cinquant'anni fa, aggiornata alle esigenze odierne.
Birra senza glutine dalla Val di Susa
Sul fronte beverage, la “Welcome” è una birra bionda artigianale certificata senza glutine prodotta da “Soralamà”, birrificio di Vaie di cui gli stessi titolari della Flegrea sono soci. L'acqua leggera di montagna della Val di Susa garantisce una bevibilità assoluta.
180 coperti e un teatro dentro
Lo spazio ha una storia dentro la storia. I 180 coperti su due piani ospitano al piano terra la sala Teatro, con le poltrone originali dello storico “Teatro Macario” di Torino — e al piano superiore la “Sala Stampa”, dedicata alla memoria del giornalismo cittadino, più un privé chiamato “Tinello” per le occasioni che richiedono riservatezza.












