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Versailles, l'Escorial, Schönbrunn e da quest'anno, la Reggia di Venaria. Dal 20 al 21 aprile il Piemonte ha ospitato il vertice più esclusivo del patrimonio culturale europeo: la 25esima Assemblea generale dell'ARRE, l'Associazione delle Residenze Reali Europee, la rete che riunisce i grandi castelli-museo del continente.

Un quarto di secolo di storia associativa festeggiato nell'abbraccio barocco di una delle regge più spettacolari d'Italia, quella che i Savoia vollero come risposta italiana a Versailles e che oggi, dopo un restauro ventennale, è tornata al suo antico splendore.

Trentasei istituzioni, tredici paesi, oltre cento residenze storiche: numeri che raccontano un'Europa che continua a ritrovarsi attorno a un'identità fatta di marmo, affreschi e storie di dinastie antiche.

Luoghi che ogni anno accolgono più di 50 milioni di visitatori che non sono semplici monumenti: sono organismi vivi con bilanci complessi.

Nata nel 2001 con sede stabile a Versailles, l'ARRE è uno strumento di lavoro concreto per conservatori, direttori e gestori che si confrontano su restauri, strategie e programmi culturali. L'Italia in tutto questo non è ospite di riguardo: è tra i soci fondatori, e oggi il Ministero della Cultura può contare su diversi membri nella rete.

Il peso specifico del nostro Paese nell'associazione è considerevole, e non potrebbe essere altrimenti: l'Italia custodisce una quota sproporzionata del patrimonio architettonico mondiale, e le sue residenze storiche, dai Savoia ai Borbone, dagli Estensi agli Asburgo nel Lombardo-Veneto, coprono una varietà geografica e stilistica che pochi altri paesi possono vantare.

Soprattutto, Roma siede nel consiglio direttivo con Michele Briamonte, presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, l'ente che gestisce Venaria, che ricopre il ruolo di vicepresidente dell'associazione.

Dopo i lavori assembleari, la delegazione non è ripartita subito: fino al 24 aprile erano in programma visite che hanno trasformato il summit ad un grand tour in miniatura: la Basilica di Superga, pantheon dei Savoia arroccato sulla collina torinese, i Musei Reali nel cuore di Torino, la Palazzina di Caccia di Stupinigi e infine il Castello di Racconigi, residenza estiva della dinastia, con il suo parco romantico disteso nella pianura cuneese.

La dimostrazione che l'Italia ha qualcosa di sostanzioso da mettere sul tavolo, e che il Piemonte sabaudo da solo potrebbe reggere il confronto con molte capitali europee.

A chiudere i lavori, la firma che forse vale più di qualsiasi assemblea: il rinnovo dell'accordo di partenariato tra il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude e il Domaine national de Chambord, uno dei gioielli della Loira. Scambi, iniziative congiunte, valorizzazione reciproca tra due simboli del potere assoluto europeo, uno francese, l'altro italiano, che oggi competono non per territori ma per visitatori e fondi culturali.