Via dalla pazza folla della città, puntando verso la montagna. Non è un consiglio di viaggio e nemmeno una questione di vacanze, ma una scelta di vita fatta da più di 100mila italiani, che fra il 2019 ed il 2023 hanno preferito trasferirsi verso una delle 387 comunità montane oltre i 600 metri di altitudine.
Per lungo tempo considerate mete dove parcheggiare gli anziani durante la stagione estiva, o luoghi adatti solo a chi ama il trekking e non sopporta la calca estiva delle località di mare, la montagna mostra dati che mostrano un forte recupero, quasi una rivincita. Lo certifica il “Rapporto Montagne Italia 2025” dell’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), che ha iniziato a registrare il fenomeno all’indomani della pandemia di Covid.
A spingere sempre più italiani verso l’alto una coscienza ambientalista maggiore rispetto al passato e il desiderio di trovare un luogo lontano da traffico, stress e inquinamento dove poter mettere al primo posto la qualità della vita e dei rapporti sociali e il bisogno di concedersi un’esistenza “slow”, meno scandita da tempi, ritmi e orari.
Non da ultimo, anche l’obiettivo di risparmiare un po’ sull’acquisto della casa, perché in fondo, se un tempo salire di quota significava dare l’addio alla tecnologia e alla necessità di essere connessi e collegati, ora non è più così: bastano pochi sforzi per trasformare una baita in alta montagna in un ufficio.
A questo, spiega il rapporto, si aggiunge anche il ritorno alle radici, con i discendenti di emigranti che sentono il bisogno di tornare dove la storia della propria famiglia è iniziata.
Visto a livello nazionale, il fenomeno è guidato da un piccolo drappello di regioni, Emilia-Romagna, Piemonte, Toscana e Liguria, dove i dati parlano di un aumento dei residenti nelle comunità montane pari – rispettivamente – al 4,67; 3,7; 3,2 e 2,6%. A seguire le province autonome di Bolzano e Trento.







