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Il calcio dei grandi numeri ha ormai reso normali un certo tipo di notizie: la Ferrari numero 12 della collezione, l'orologio da 100mila euro comprato per festeggiare un gol, l'aereo privato affittato per un weekend a Ibiza.

Sadio Mané, nel 2019, davanti ai microfoni di “TeleDakar”, ha liquidato quel mondo con una frase secca: non aveva bisogno di dieci Ferrari, venti orologi o due aerei. Aveva fame, lavorava nei campi, giocava scalzo e non andava a scuola. Oggi, con i soldi guadagnati grazie al pallone, aiuta la sua gente.

È la sintesi di un percorso fatto di ospedali nati dal nulla, scuole ampliate, sussidi mensili versati a famiglie che devono scegliere se mangiare tutti. E la conferma arriva anche nei gesti minori: un anno e mezzo fa Mané è tornato a Bambali, il villaggio dove è cresciuto, per giocare una partita su un campo di fango insieme a due colleghi con cui ha fatto la storia della “Premier League”, Papiss Cissé ed El-Hadji Diouf. Il rischio infortunio per un attaccante che vale milioni non sembrava preoccupare nessuno.

È la cifra di un percorso che parte da lontano, da un villaggio di circa 2.000 abitanti nella regione di Sédhiou, nel sud del Senegal, dove Mané è nato il 10 aprile 1992 in una famiglia che viveva del lavoro nei campi.

Niente scuola, perché i genitori non potevano permettersela, e un sogno, quello del calcio professionistico, considerato all'epoca poco più di una stranezza: in Senegal lo sport nazionale è la lotta, non il pallone. Mané se ne va giovanissimo a Dakar, poi il salto in Francia al Metz nel 2011, quindi Salisburgo, il Southampton nel 2015, il Liverpool, dove diventa capocannoniere della Premier League nella stagione 2018-2019 e vince la Champions League, il Bayern Monaco, una sola stagione, 12 gol in 38 presenze, una Bundesliga e una Supercoppa tedesca in bacheca, e infine l'approdo nel 2023 all'Al-Nassr, in Arabia Saudita, dove gioca al fianco di Cristiano Ronaldo.

Con la nazionale è il miglior marcatore di sempre, 54 gol, e ha vinto la Coppa d'Africa nel 2022, anno in cui si è piazzato secondo al Pallone d'Oro ed è stato eletto per la seconda volta calciatore africano dell'anno.

Proprio con il Senegal, Mané è stato protagonista nei sedicesimi di finale dei Mondiali 2026, a Seattle, contro il Belgio. I Leoni della Teranga hanno dominato per 86 minuti, andando avanti 2-0 grazie alle reti di Diarra e Ismaila Sarr, prima di crollare nel finale: doppietta di Tielemans e Lukaku tra l'86° e l'89°, poi un rigore trasformato da Tielemans nei supplementari ha completato la rimonta belga, chiusa sul 3-2. Una beffa che ha lasciato l'amaro in bocca ad una squadra che per quasi tutta la partita aveva giocato con personalità e maturità tatticasorprendenti.

Il capitolo che interessa a Bambali non riguarda i trofei, ma riguarda quello che Mané ha fatto con i soldi guadagnati in vent'anni di carriera, come finanziare un ospedale che oggi serve non solo il suo villaggio ma decine di comunità vicine, risparmiando a migliaia di persone i viaggi un tempo necessari per ricevere cure mediche. Ha ampliato e modernizzato la scuola secondaria locale, ha costruito una stazione di servizio e un ufficio postale, ha realizzato campi da calcio per i ragazzi del posto e ha garantito la connettività internet 4G al villaggio. Ha donato computer alle scuole, distribuito materiale sportivo, premiato gli studenti più meritevoli e istituito borse di studio. E versa un sussidio mensile alle famiglie con i redditi più bassi, circa 70 euro a nucleo, che da quelle parti sono un’enormità.

La casa di lamiera in cui è cresciuto è oggi una grande abitazione dove vivono quaranta persone, con tutti i comfort che un tempo mancavano. A Bambali lo considerano un eroe più che un benefattore, e lui continua a tornarci regolarmente.

Il personaggio si è costruito anche attraverso pochi gesti diventati simbolo: la foto con il telefono rotto, circolata in rete in contrasto netto con lo sfoggio di lusso di molti colleghi. Da ragazzino, raccontano i compagni di squadra, lo si vedeva aiutare gli addetti alle bottiglie d'acqua della sua squadra o pulire i bagni di una moschea.

Nel 2022 questo impegno ha ricevuto un riconoscimento internazionale con il “Socrates Award”, assegnato ai calciatori che si distinguono per il contributo sociale.

Il Senegal, paese di circa 18 milioni di abitanti e un PIL pro capite che nel 2024 si aggirava sui 1.625 euro, resta tra le economie più modeste al mondo per volume del PIL.

A maggioranza musulmana sunnita, con una minoranza cristiana attorno al 4%, viene citato spesso come modello di convivenza pacifica tra tradizioni religiose diverse. La parabola di Mané assume un peso che va oltre lo sport: non il racconto di un fuoriclasse che gioca a fare il benefattore, ma di un uomo che, arrivato ai vertici del calcio mondiale, ha scelto di non voltare le spalle al fango da cui è partito.