Si chiama Kambo, scientificamente nota come “Phyllomedusa bicolor”, è una rana notturna dall’aria simpatica: vive nelle foreste amazzoniche e nelle foreste pluviali di Perù, Colombia e Brasile, è lunga circa 10 cm e ha un dorso verde scuro e l’addome color crema. È velenosa, e le secrezioni della sua pelle, ben nove peptidi bio-attivi che da 2000 anni rappresentano un potente rimedio naturale per le tribù che vivono nelle zone più inaccessibili: viene usato per liberarsi del “panema”, termine che racchiude una serie problemi decisamente seri come la malaria, i morsi dei serpenti, la febbre gialla e le malattie epidemiche. Per gli esperti si tratta di un cocktail chimico “fantastico, con enormi possibilità di applicazioni mediche”. Agisce sull’apparato intestinale e sulla pressione, cura depressione e impotenza, offrendo un effetto analgesico e un aumento della percezione sensoriale. In pratica un oppioide naturale, 4000 volte più forte della morfina.
 
In Occidente, il Kambo rappresenta l’ultimo grido delle medicine ancestrali: si applica su piccoli punti sulla pelle dove prima viene praticata una bruciatura, e bisogna mettere in conto qualche piccolo inconveniente iniziale come gonfiore del viso, calore improvviso e vomito.
 
Le meno felici, di tutto questo, sono proprio le rane: perché il Kambo sia più efficace, è necessario provocare stress nell’animale, che viene legato per la zampe a bastoncini. Gli indigni raccolgono le secrezioni rilasciate per paura e come difesa, marchiano la rana e la rilasciano. Quando il segno fatto sul dorso sarà svanito, l’esemplare è pronto per una nuova seduta. (Germano Longo)

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