Le vacanze in cui si impara a fare qualcosa restano ancora minoritarie nell'aritmetica del turismo europeo, ma il trend racconta di un pubblico sempre più insofferente alla sdraio. Secondo l'ultima fotografia scattata da Mastercard su 27mila vacanzieri in 28 Paesi europei, oltre la metà degli italiani (53%) guarda con favore all'idea di “skilliday", vacanze pensate attorno all'acquisizione di nuove competenze, in linea con la media continentale.
Quattro connazionali su dieci hanno già prenotato un viaggio di questo tipo, disposti a sacrificare qualche ora di ozio pur di tornare a casa con qualcosa in più oltre all'abbronzatura. A trainare la tendenza sono soprattutto i più giovani: il 57% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni ha in programma, entro la fine dell'anno, un'esperienza fuori casa dedicata allo sviluppo di nuove capacità.
Dietro il fenomeno c'è un cambio del senso stesso del viaggio. Il 54% degli italiani intervistati ritiene che una vacanza acquisti più significato quando comporta l'apprendimento di qualcosa di nuovo, e una quota pressoché identica pensa che le competenze acquisite valgano più di un souvenir. Tradotto: i progressi in una lingua straniera, in uno sport o in un lavoro artigianale battono, nella scala di valori dei viaggiatori, la classica calamita da frigorifero.
Non è un dettaglio da poco per un settore che pesa un decimo del Pil europeo e impiega un lavoratore UE su nove: lo studio segnala infatti una crescente disponibilità a spendere per esperienze autentiche offerte da realtà locali, che si traduce in un'opportunità concreta per le piccole e medie imprese del comparto turistico.
Quanto alle competenze più desiderate, la classifica italiana premia manualità e patrimonio culturale più di quanto ci si aspetterebbe. In decima posizione si piazza la permacultura, insieme più in generale alla conservazione ambientale, scelta dall'11% di chi immagina una vacanza all'insegna della sostenibilità. Salendo, nona e ottava posizione vanno a pari merito ad attività all'aperto orientate alla sopravvivenza, come foraging, navigazione e bushcraft, e ai mestieri d'arte legati alle tecniche tradizionali, entrambe al 15%. Alla stessa percentuale si attesta lo sport, tra sci, surf, arrampicata ed escursionismo, che occupa il settimo gradino.
Il centro classifica si fa più affollato. Al sesto posto, con il 23% delle preferenze, si trovano le arti creative, dalla fotografia alla pittura fino alla scrittura. Un italiano su quattro sceglierebbe invece laboratori di food & beverage, tra vinificazione, produzione di formaggi e birraartigianale, mentre appena sotto il podio, al 26%, si posiziona chi punta su un viaggio dedicato al benessere individuale, tra yoga, meditazione, danza e arti marziali.
Sul podio vero e proprio, il terzo gradino spetta alle lingue straniere, con il 28% degli italiani pronti a dedicare le vacanze a frasi base e conversazioni con la gente del posto. Un punto percentuale più in alto si piazzano i laboratori di cucina e i workshop enogastronomici alla scoperta delle specialità locali. Ma è l'artigianato tradizionale a conquistare la vetta della classifica Mastercard: il 31% degli intervistati considera la vacanza riuscita se porta a casa i rudimenti della ceramica, della falegnameria o della tessitura, segno che il fascino del lavoro manuale, in un'epoca di schermi e automazione, non ha perso smalto.












