Cosa resta di Sanremo non è la consacrazione della carriera di Amadeus, il condottiero che ha riportato in Rai i sorrisi perduti, neanche gli improbabili look di Achille Lauro, la vittoria di Diodato e il litigio di Morgan e Bugo. Quel che resta di Sanremo, se tutto andrà come sembra, finirà nelle mani della magistratura.

Ogni anno, truppe di romani invadono Sanremo: sono maestranze, giornalisti, conduttori, tecnici e ospiti, ma soprattutto “imbucati”, una delle migliori espressioni dell’italianità in salsa democristiana. Gente che lì non c’entra niente, ma siccome può farlo o è parente di qualcuno che ha il potere di smazzare pass e poltrone, si aggiunge al resto e vai di weekend fuoriporta. Ma questa volta, secondo alcuni voci di corridoio, sembra che qualcuno abbia esagerato: sarebbero stati 634, e tutti a carico dell’azienda, o meglio, degli italiani.

Un vuoto d’aria che dev’essere diventato evidente in viale Mazzini e a Saxa Rubra, così tanto da mettere in moto il collegio sindacale Rai, composto da un ispettore capo della ragioneria generale e due funzionari del ministro del Tesoro, che hanno deciso di vederci chiaro, chiedendo all’a.d. Salini spiegazioni sulla carica dei 634. L’azienda, ai sospetti lanciati dai social aveva risposto che nulla era a carico dell’azienda: ognuno paga di tasca propria, ma è difficile credere che sia davvero così. Il 21 settembre prossimo, data del CDA, Salini dovrà spiegare per filo e per segno chi e perché era lì.

Non è la prima volta che sospetti di favori e favoricchi cadono sul sontuoso esodo di dirigenti Rai nella Riviera dei Fiori. Un’inchiesta coordinata dal pm Alberto Poletti con la collaborazione della Guardia di Finanza di Imperia, si era conclusa con 52 dipendenti della tv di stato indagati, facendo finire nella bufera anche il cognato del sindaco di Sanremo, titolare di un hotel dove pare fosse normalità rilasciare fatture false a gentile richiesta, pronte da presentare in azienda. Un giochino di rimborsi che sarebbe costato 120mila euro alla Rai, le cui casse versano in condizioni disastrose da tempo.

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