Milioni di anni di evoluzione per arrivare ai polimeri sintetici. Vale la pena riconoscerlo: l'umanità ha dedicato una quantità spropositata di tempo e ingegno al problema del bucato.
Dai fiumi della preistoria ai tamburi rotanti con dodici programmi e centrifuga silenziosa, il percorso è stato lungo e per lo più sudato. Ora un gruppo di ricercatori dell'Università di Pechino ha deciso che anche quel percorso può essere abbreviato, e ha pubblicato i risultati su “Communications Chemistry” sapendo forse di aver risolto un problema che non ha confini.
Il prodotto si presenta come uno spray da applicare sui vestiti, si aspetta che asciughi e poi, in linea di principio, lo sporco non attecchisce più. Le macchie di cibo, i residui di grasso, batteri e funghi scivolano via con un semplice risciacquo sotto l'acqua del rubinetto. Nessun detersivo, ciclo di lavaggio e nessuna centrifuga.
Significa, fra le altre cose, che il cestello della lavatrice rimarrebbe inutilizzato per periodi sempre più lunghi.
Lo spray deposita sul tessuto strati alternati di due polimeri: il PDADMAC, ovvero il poli (cloruro di diallildimetilammonio), e il PVS, acido polivinilsolfonico. Insieme formano quello che i ricercatori chiamano un multistrato polielettrolitico, o “PEM”.
Il rivestimento attrae l'acqua presente nell'aria e la trattiene a contatto con le fibre del tessuto, creando una barriera che impedisce allo sporco di agganciarsi: se il tessuto è già bagnato, lo sporco non trova superficie libera su cui attaccarsi.
I vantaggi pratici, stando agli studi, sono molti, a cominciare dal tempo necessario per lavare un capo, che scende al 18% rispetto a un ciclo tradizionale, il consumo complessivo di acqua ed elettricità si riduce dell'82% e un effetto promesso per oltre 100 cicli di risciacquo. Il rivestimento funziona sia sui tessuti sintetici sia sul cotone, ed è stato dichiarato sicuro per il contatto diretto con la pelle.
C'è di mezzo anche un capitolo ambientale, perché i detersivi tradizionali, una volta finiti nel ciclo di scarico, attraversano i depuratori e producono effetti documentati su flora e fauna acquatica. Con il sistema proposto dai ricercatori cinesi, il problema verrebbe tagliato alla radice: niente detersivo in entrata, niente residui in uscita.
Restano, naturalmente, le domande che ogni tecnologia si porta dietro coprendo la distanza tra il laboratorio e il supermercato. Come si comporta il rivestimento dopo 300 cicli? E dopo 500? Regge il lavaggio a temperature elevate, o resiste solo ai risciacqui in acqua fredda? Quanto costa produrlo su scala industriale?
I ricercatori per adesso non affrontano questi punti, la fase attuale è quella della prova di concetto, non del lancio commerciale. Il fatto che funzioni sia su fibre idrofobiche che idrofile è già un risultato rilevante, perché suggerisce che il principio è indipendentemente dal tipo di tessuto.












