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Il ritorno della Collezione ASI Bertone allo “Stellantis Heritage Hub” suona quasi come un ricongiungimento familiare: ben 66 automobili, tra prototipi, fuoriserie e modelli entrati nella storia, tornano esattamente là dove tutto era cominciato: nella città che ha insegnato al mondo a immaginare l’automobile prima ancora di costruirla.

Nel cuore industriale di Mirafiori, tra pilastri metallici e pavimenti che raccontano decenni di lavoro, prende forma un racconto lungo oltre quarant’anni di creatività e visioni che hanno riscritto il concetto di mobilità. È il design che diventa linguaggio, e Bertone ne è stato uno degli interpreti più audaci.

La collezione, salvata nel 2015 dall’Automotoclub Storico Italiano e vincolata dal Ministero della Cultura, torna in Piemonte grazie alla collaborazione con Stellantis. Un’alleanza che trasforma un patrimonio in una piattaforma culturale aperta al pubblico.

Per anni, il destino di queste vetture (molte delle quali uniche) è stato incerto: il rischio era la dispersione silenziosa di un patrimonio smembrato. Il ritorno a Torino chiude questo capitolo confuso e ne apre uno nuovo, proteso verso la valorizzazione del design automobilistico italiano, con un’attenzione particolare al territorio piemontese.

Il percorso espositivo si snoda come una cronologia dell’immaginazione. Si parte dagli anni ‘60, quando Bertone riesce a tenere insieme due anime apparentemente opposte: la produzione industriale e la sperimentazione stilistica. Un equilibrio raro che si riflette in modelli capaci di diventare icone.

Sotto la guida di Marcello Gandini, il linguaggio cambia radicalmente: le curve lasciano spazio ad una rivoluzione silenziosa ma potentissima in cui l’automobile smette di essere un oggetto industriale per avvicina all’architettura e al design. Modelli come la “Ferrari Rainbow” o la “Volvo Tundra” erano tentativi di ridefinire il rapporto tra uomo, macchina e spazio.

Gli anni Ottanta amplificano il dualismo: da una parte prototipi estremi e quasi provocatori, dall’altra modelli destinati al grande pubblico che traducono quelle intuizioni in forme accessibili. È il momento in cui il design Bertone dimostra la sua versatilità: capace di parlare tanto agli appassionati quanto al mercato.

Poi arrivano gli anni Novanta, ed una delle intuizioni più sorprendenti: l’elettrico. In un’epoca in cui il tema era ancora marginale, Bertone sperimenta soluzioni fino a stabilire record mondiali con la Z.E.R.

Nel passaggio al nuovo millennio, le vetture diventano spazi, ambienti da vivere. La ricerca non riguarda più solo la forma, ma il modo in cui l’automobile si integra nella vita quotidiana.

L’arrivo della Collezione Bertone si inserisce in una trasformazione più ampia dello spazio espositivo. L’ex “Officina 81” di Mirafiori, circa 15.000 metri quadrati, è stata ripensata per offrire un’esperienza più immersiva: i colori originali, le strutture metalliche, la pavimentazione in cemento, tutto è stato preservato per mantenere intatta l’identità del luogo. Ma al tempo stesso, l’allestimento è stato riorganizzato in otto aree tematiche che accompagnano il visitatore lungo il percorso.

Ogni sezione costruisce un contesto: dalle competizioni alla sostenibilità, dalle fuoriserie alle utilitarie che hanno motorizzato intere generazioni. Le vetture non sono esposte in modo isolato, ma come capitoli di una storia più ampia che attraversa più di 120 anni e oltre 300 modelli.

Anche l’accessibilità cambia: apertura estesa durante la settimana, visite autonome o guidate, crescente presenza internazionale.

In questo ritorno si riafferma con forza un concetto: Torino non è soltanto la città industriale, per eccellenza, ma il luogo in cui l’automobile è stata pensata, disegnata e reinventata.