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C’era un tempo, neanche così lontano, in cui tutti i ragazzini del mondo sognavano di diventare calciatori professionisti, quelli che le grandi squadre si contendono a suon di validiate di euro e finiscono anche per indossare la maglia della Nazionale. Poi, qualcosa ha iniziato ad incrinarsi, e dopo un po’ breve interregno in cui gli chef sono diventati quasi più popolari degli dei della pedata, adesso pochi adolescenti hanno dubbi: tutti vogliono diventare un tennista, ma non uno della domenica nel campo di periferia, il nuovo Jannik Sinner.

Eppure, l’effetto del campione trentino va oltre i sogni adolescenziali, come dimostra un dato che rappresenta una svolta epocale: per la prima volta nella storia recente, la Federazione Italiana Tennis e Padel ha superato la Federazione Italiana Giuoco Calcio sul terreno più sensibile di tutti, quello dei ricavi. E non si tratta di un colpo di fortuna, ma del risultato di una trasformazione profonda, costruita punto dopo punto.

I numeri parlano chiaro: la FITP ha chiuso l’anno con un valore superiore ai 230 milioni di euro, mentre la FIGC si è fermata poco sopra quota 200, zavorrata dall’assenza di grandi eventi internazionali. Solo dodici mesi prima il distacco era minimo, quasi simbolico, mentre oggi il sorpasso è diventato pieno ed è destinato – secondo le stime – ad allargarsi ulteriormente quest'anno, quando il tennis italiano punta a superare i 250 milioni.

Come accennato, il volto di questa rivoluzione ha un nome e un cognome: Jannik Sinner. Il 2025 è stato il suo anno totale: Australian Open, Wimbledon, ATP Finals di Torino e Masters 1000 di Parigi. Sulla spinta di titoli a raffica e un’immagine ormai globale, Sinner è diventato il primo italiano a vincere sull'erba sacra di Wimbledon ed è ormai il simbolo di un tennis che non chiede più permesso.

Anche sul piano economico il suo peso è enorme: premi, sponsor internazionali, merchandising e audience hanno moltiplicato l’appeal del movimento.

Ma ridurre tutto al “fenomeno Sinner” sarebbe miope, e comunque il boom è coro intonatissimo in cui hanno ruolo da solisti anche Lorenzo Musetti, ormai entrato in top 10, Flavio Cobolli e Luciano Darderi, vincitori di tornei ATP, con otto italiani nei primi 100 del ranking e quattro nei primi 25.

Nel femminile Jasmine Paolini e Sara Errani, dominatrici assolute tra singolare e doppio, con titoli Slam conquistati a Parigi e New York e successi nei WTA 1000.

E poi le nazionali: terza Coppa Davis consecutiva, la seconda Billie Jean King Cup raggiunta in finale. Un dominio trasversale, come non si vedeva da decenni.

Il punto chiave, però, non è solo cosa si vince, ma come lo si trasforma in valore, e qui sta la vera differenza con il calcio. La FITP ha costruito negli anni un modello manageriale solido, ispirato più all’industria che alla fretta di fatturare. Gli eventi sono diventati la leva strategica principale: oggi oltre il 70% dei ricavi federali arriva dall’organizzazione di grandi manifestazioni internazionali in Italia.

Gli Internazionali di Roma, da torneo in affanno all’inizio del nuovo Millennio, sono oggi una macchina da guerra che macina circa 900 milioni di euro di impatto complessivo in poco più di due settimane. Nota a parte per le ATP Finals di Torino, ospitate dal 2021, che nel 2025 hanno superato i 229mila spettatori di cui quasi uno su cinque proveniente dall’estero, con un impatto stimato in oltre 590 milioni e un gettito fiscale vicino ai 100.

C’è poi il dato culturale, che forse resta il più sorprendente, ovvero che il tennis non è più uno sport di nicchia: in Italia conta 6,2 milioni di praticanti contro i 6,5 del calcio. I tesserati hanno superato quota 1,2 milioni, triplicati rispetto al 2020. I circoli affiliati sono oltre 4.400 e le scuole di tennis e padel più di 2.500, con un indotto che coinvolge migliaia di tecnici e ufficiali di gara. In totale, gli sport della racchetta parlano a circa 20 milioni di appassionati.

Nel frattempo, il calcio resta centrale per tradizione e visibilità, ma decisamente più vulnerabile a cicli sportivi e grandi eventi mancati. Il tennis, invece, ha imparato a camminare sulle proprie gambe.

Il primato economico del 2025 non è un trofeo da esporre in bacheca, ma la certificazione di una maturità raggiunta. Dopo quasi mezzo secolo di mediocrità internazionale, il tennis italiano ha trasformato le vittorie in un sistema e il sistema in crescita strutturale. E il bello è che la partita sembra appena iniziata.