Da fine ottobre 2026 e fino a febbraio 2027, il Binario 1 delle OGR Torino diventa il palcoscenico di uno dei capitoli più spiazzanti della scienza del Novecento. The Quantum Effect, firmata da Daniel Birnbaum e Jacqui Davies e prodotta insieme a SMAC Venice, mette in fila nomi come Cerith Wyn Evans, Isa Genzken, Tomás Saraceno, Mark Leckey, Rirkrit Tiravanija, Elaine Sturtevant e Man Ray per raccontare come la teoria dei quanti abbia contaminato cinema, cultura pop e arte contemporanea ben oltre i confini dei laboratori di fisica.
Sa un secolo la meccanica quantistica ha smontato le certezze della fisica classica, mostrando un mondo fatto di stati sovrapposti, particelle che si intrecciano a distanza e confini tra osservatore e osservato molto più labili di quanto la scienza ottocentesca avesse mai ammesso. Un terreno instabile che agli artisti piace parecchio.
Il pezzo forte porta però la firma di Yayoi Kusama, novantasettenne e ancora capace di far incollare il pubblico agli specchi come nessun altro. L'artista giapponese presenta una delle sue celebri infinity mirror room, “The Eternally Infinite Light of the Universe Illuminating the Quest for Truth”: uno spazio di specchi, luce e ripetizioni infinite pensato per far smarrire al visitatore i confini tra sé e l'universo.
Un gioco ottico che è anche una piccola lezione di fisica quantistica applicata alla percezione: più ci si guarda dentro, più ci si accorge di non riuscire a distinguere dove finisce il proprio riflesso e dove comincia quello di tutti gli altri.
Con la collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, le OGR costruiscono una rassegna cinematografica che parte da un riferimento obbligato, il monolite nero di 2001: “Odissea nello spazio”, con cui Stanley Kubrick nel 1968 aveva già messo in scena molte delle domande che oggi la fisica quantistica pone su spazio, tempo e percezione. Da quell'oggetto scuro e indecifrabile prende forma anche il volume che accompagna la mostra, pubblicato da Walther und Franz Koenig con una veste grafica che ne richiama proprio la sagoma, mentre un ciclo di incontri nei mesi successivi approfondirà il rapporto tra teoria quantistica, arte e cultura contemporanea, portando fisici e curatori a confrontarsi sullo stesso palco.
The Quantum Effect arriva in un momento in cui l'hub della Fondazione CRT ha già fatto della fisica delle particelle un filo conduttore della propria programmazione. Il pubblico ha potuto attraversare We Felt a Star Dying di Laure Prouvost, installazione immersiva nata dall'accesso dell'artista a un computer quantistico e realizzata con LAS Art Foundation dopo due anni di ricerca condotta insieme al filosofo Tobias Rees e allo scienziato Hartmut Neven.
L'opera, presentata come un ambiente multisensoriale fatto di video, suoni generati dal computer quantistico ed elementi scultorei e olfattivi, mette in scena l'instabilità dei sistemi quantistici attraverso una scultura cinetica dai cinque bracci, The Beginning, e le sculture sospese Cute Bits, il cui nome gioca sui qubit, le unità fondamentali dell'informazione quantistica.
Accanto a Prouvost, le OGR ripercorrono le origini dell'arte elettronica in Electric Dreams. Art & Technology Before the Internet, la mostra costruita con la Tate Modern e curata da Val Ravaglia e Samuele Piazza, che racconta i pionieri dei media elettronici dagli anni Cinquanta fino alla vigilia della diffusione capillare di internet nei primi anni Novanta. Un percorso in quattro sezioni che intreccia luce, suono, principi matematici e i primi esperimenti di realtà virtuale, restituendo il ritratto di generazioni di artisti che hanno provato a sottrarre la tecnologia agli interessi militari e industriali che ne avevano guidato lo sviluppo.
Non sono mancati capitoli più legati al territorio. L'installazione Drumming for Love dell'architetta e designer kosovara Erzë Dinarama, realizzata nell'ambito del programma europeo S+T+ARTS4WaterII, ha trasformato il Binario 3 in un'indagine sulla crisi idrica del fiume Po, tra scavo analitico sulle politiche dell'acqua e un secondo atto sonoro in cui le vibrazioni impercettibili degli insetti acquatici, tradotte attraverso serbatoi metallici, diventano un promemoria su quanto la sopravvivenza degli ecosistemi dipenda da equilibri minuscoli. E poi Mummer Love, l'opera site specific firmata dai Soundwalk Collective insieme a Patti Smith e Philip Glass per Luci d'Artista: un viaggio sonoro nella Corte Est delle OGR costruito attorno ai ricordi africani di Arthur Rimbaud, tra registrazioni ambientali raccolte nella casa etiope del poeta, canti sufi e le lunghe note al pianoforte di Glass, con la voce di Smith a recitare versi tratti da Illuminations.
Con The Quantum Effect, le OGR chiudono idealmente questo percorso e ne aprono uno nuovo, mettendo al centro un tema che negli ultimi anni ha smesso di appartenere solo ai fisici. Le ex officine ferroviarie di Torino, riqualificate dalla Fondazione CRT su un'area di 35mila metri quadrati, confermano così la propria vocazione a far dialogare scienza, arte e tecnologia in uno spazio che fino a pochi decenni fa riparava treni e oggi ospita specchi infiniti e monoliti di carta.













