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Quella del “Titanic” è forse la tragedia più celebre della storia. Una serie di infelici combinazioni che culminano alle 23:40 del 15 aprile 1912, durante il viaggio inaugurale da Southampton a New York, quando l’immenso transatlantico considerato “inaffondabile” colpisce un enorme iceberg che apre diverse falle sotto la linea di galleggiamento. Due ore e 40 minuti più tardi, la nave si inabissa nelle fredde acque al largo di Terranova, trascinando sul fondo per sempre 1.518 persone fra passeggeri ed equipaggio. Sopravvivono solo in 705.

L’unico e sfortunato viaggio del Titanic, complice il film di James Cameron del 1997, è stato analizzato in ogni modo possibile, dalle fasi di costruzione a quelle drammatiche del naufragio, compreso scandagliare l’elenco dei passeggeri, divisi in tre classi.

Gli ospiti della “prima”, quella che idealmente fa da sfondo all’amore fra Jack e Rose nel film del ’97, potevano godere di lussi ispirati al “Ritz Hotel” di Londra, con cabine arredate in stili diversi e due ristoranti diversi il “Café Parisien”, gestito da personale italiano con menù “à la carte” e la grande sala da pranzo per la cena, con 532 coperti. La disposizione dei tavoli, secondo le regole del tempo, non era affatto casuale ma stabilita in anticipo, e ogni tavolo veniva creato iniziando dalla donna di maggiore prestigio, a cui spettava il posto alla sinistra dell’uomo più influente, il quale secondo etichetta poteva accomodarsi solo quando tutti gli altri commensali erano seduti.

È proprio per rivivere i menù gourmet dei ristoranti, della prima classe come delle altre due, quelli scelti dalla scrittrice Veronica Hinke per il volume “Titanic, il libro di cucina ufficiale” (Magazzini Salani, 24,90 euro), in cui sono raccolti 40 fra i migliori piatti serviti a bordo, accompagnati anche dalle storie legate a quelle ricette per ricrearli a casa e dalle regole di galateo per la “mise in place” in vigore degli anni Venti del secolo scorso.

Un libro reso possibile da una ricerca che ha permesso di ricostruire le portate attraverso i menù ritrovati nelle tasche di passeggeri scampati come di quelle delle povere vittime ripescate nelle ore successive al naufragio delle acque ghiacciate.

L’ultima cena del Titanic, dice la leggenda, in prima classe era iniziata con delle ostriche alla mignonette, ricetta francese che bilancia il sapore del pesce crudo con chiodi garofano, scalogno, pepe e aceto di champagne. Fra gli antipasti anche le uova alla diavola, ripiene di senape, maionese, sala piccante, aglio e avocado mescolati con un formaggio morbido alle erbe. Seguiva un consommé Olga, raffinato brodo arricchito con capesante, carote e sedano, una crema d’orzo e per finire del salmone in salsa mousseline, nota anche come salsa chantilly.

Nei menù che si sono salvati al naufragio erano indicate spesso le costolette di agnello con salsa alla menta e germogli e piselli, aringhe in salsa di timo e limone, i “welsh rarebit” alla birra, un piatto gallese a base di formaggio cheddar fuso servito su una grossa fetta di pane grigliato. Grande attenzione era riservata al sedano e ai frutti di bosco, in epoca edoardiana prelibatezze riservate ai più abbienti,

In seconda classe non mancavano mai il pollo al curry e tortillas e tamales a base di “hominy”, la granella di mais bollita. Mentre fra i classici della terza classe la pizza, che già si trovava a “Little Italy”, il quartiere degli emigranti italiani di New York, e i proletari calamari fritti con sala marinara al peperoncino “Scoth Bonnet”.