Avrebbe dovuto essere la risposta ad Apple e Samsung, un oggetto dalla scocca color oro, con la bandiera a stelle e strisce stampata sul retro e il marchio “Trump Mobile” impresso come un sigillo imperiale. Avrebbe dovuto essere anche la prova che l'America può fare tutto da sola, meglio degli altri, senza bisogno di nessuno. Avrebbe dovuto, appunto.
La storia del T1 Phone è quella di uno smartphone nato tra proclami sovranisti e marce indietro, un oggetto che incarna con una perfezione imbarazzante le contraddizioni del suo creatore. Donald Trump Jr. ed Eric Trump lo lanciano a giugno 2025 con la promessa di un dispositivo fieramente !made in USA!, alternativa autarchica ai prodotti delle multinazionali tecnologiche asiatiche e 600mila americani ci credono abbastanza da versare 100 dollari di deposito: sessanta milioni in totale, incassati prima ancora che esistesse un prodotto da consegnare.
Poi inizia la telenovela. Agosto 2025, primo rinvio, nel novembre dello stesso anno il secondo, un mese dopo il terzo. Per arrivare al quarto basta attendere il primo trimestre 2026: rinvio.
Poi la data di lancio sparisce direttamente dal sito, come se non fosse mai esistita. L'azienda attribuisce i ritardi a problemi di certificazione e a una chiusura governativa durata 43 giorni.
Nel frattempo, qualcuno si accorge che la dicitura "Made in the USA" è stata silenziosamente sostituita con la formula molto più flessibile “progettato con valori americani”, frase che significa tutto e niente, più o meno come “ispirato alla tradizione” sull'etichetta di un formaggio industriale o "naturale" su uno shampoo da discount.
La ragione è imbarazzante: i componenti vengono prodotti all'estero. Alcuni analisti ipotizzano una manifattura riconducibile a “Wingtech”, società cinese specializzata in componentistica e di colpo il telefono della grande America parla mandarino.
Gli esperti del settore, del resto, avevano messo in guardia fin dall'inizio: gli Stati Uniti non hanno la filiera industriale per produrre smartphone su larga scala. Costruire uno stabilimento da zero richiede anni e investimenti colossali.
A questo punto la senatrice Elizabeth Warren chiede alla “Federal Trade Commission” di indagare per pubblicità ingannevole e per le affermazioni fuorvianti sul paese di produzione. Il governatore della California Gavin Newsom usa direttamente la parola "frode".
Ma c'è di peggio, e riguarda quei 60 milioni di dollari: nei termini contrattuali, quelli scritti in piccolo, dove nessuno guarda mai, c'è scritto che le caparre “non garantiscono la consegna”. Un aggiornamento dello scorso aprile ha poi chiarito ulteriormente che il deposito versato rappresenta solo “un’opportunità condizionata” di acquistare il dispositivo, nel caso in cui l'azienda decida effettivamente di venderlo. Le caparre, si precisa, non hanno alcun valore monetario indipendente e non sono trasferibili. Tradotto meglio dallo slang legale: i soldi potrebbero non tornare mai indietro. I 600mila acquirenti hanno finanziato un progetto che non era obbligato a consegnare nulla in cambio.
Poi, a sorpresa, le spedizioni partono. Pat O'Brien, amministratore delegato di Trump Mobile, annuncia a “USA Today” che i primi lotti stanno per arrivare a casa degli acquirenti.
Sotto la scocca dorata c'è un dispositivo di fascia media, né particolarmente brutto né memorabile: display AMOLED da 6,78” con refresh rate a 120Hz, tripla fotocamera posteriore con sensore principale da 50 megapixel, grandangolo da 8 e zoom ottico 2x da 50 megapixel, selfie camera da 50 megapixel, batteria da 5000 mAh, Android 15, sblocco biometrico con impronta e riconoscimento facciale.
Il processore è uno Snapdragon "non meglio specificato", piccola lacuna della scheda tecnica, mentre il prezzo è 499 dollari, circa 425 euro al cambio attuale.
Alcuni esperti del settore hanno già notato forti somiglianze estetiche e hardware con l'HTC U24 Pro, un medio gamma uscito un paio di anni fa. Le recensioni dei prossimi giorni diranno se si tratti di ispirazione, coincidenza o di qualcosa che i legali di HTC potrebbero trovare interessante.
Il piano telefonico associato costa 47,45 dollari al mese: 45 come il quarantacinquesimo mandato presidenziale di Trump, 47 come il quarantasettesimo. Non è un telefono pensato per fare chiamate migliori degli altri, scattare foto o durare più a lungo con una carica. È un gadget di appartenenza con antenna incorporata e non si compra per le prestazioni: si compra per dire qualcosa di sé stessi e mandare un messaggio al mondo. Ma cosa dica quel messaggio, è difficile da interpretare.













