Li ricorderemo a lungo, gli anni della pandemia, perché è ormai chiaro a tutti che c’era un prima, e ci sarà un dopo. Ma soprattutto: nulla sarà più come prima.

Un esempio è lo smartworking - o telelavoro per dirla all’italiana - “scoperto” dalle aziende come immensa fonte di risparmio e destinato a restare, anche se in forma ridotta rispetto a quella attuale, dovuta all’emergenza sanitaria.

Ma lo scossone più epocale è quello che ha subito il mondo dell’aviazione civile, i viaggi aerei che hanno toccato letteralmente il fondo, trascinando colossi dei cieli dalle ali robuste in crisi devastanti. È quanto racconta un report della multinazionale di consulenza strategica McKinsey, che ha analizzato in profondità il problema arrivando alla conclusione che il Covid ha cambiato per sempre il nostro modo di volare.

Il primo problema, quello a cui si sta ricorrendo nell’immediato per non perdere la prossima stagione estiva, sono i passaporti sanitari, che comunque costringono le compagnie a rivedere le procedure di imbarco. Ma trascorsa l’estate e quel minimo di respiro in più che potrà dare alle casse, il vero e groppo problema da superare sarà proprio lo smartworking, che ha costretto a terra milioni di persone abituate a viaggiare rendendole stanziali. Secondo alcuni calcoli, a pandemia cessata, il recupero non raggiungerà mai i livelli pre-Covid, fermandosi al massimo all’80%, con previsioni che a qualcuno paiono addirittura fin troppo rosee.

Il report, intitolato Back to the Future? Airline sector poised for change post-Covid-19, non è solo un elenco di pessime notizie: è previsto un forte aumento dei viaggi di piacere e turistici, specie sfruttando le tariffe particolarmente convenienti che le compagnie sono pronte ad applicare pur di far decollare i propri aerei. Ma leggendo bene, in fondo neanche questa è una buona notizia, perché si tratta di spostamenti per massima parte stagionali, mentre invece i business flight erano costanti tutto l’anno e rappresentavano una parte assai consistente dei bilanci. La soluzione, suggerisce l’agenzia di consulenza americana, sta nel mezzo: ridurre il costo dei voli non stop (quelli più veloci preferiti dai manager), prediligere aerei più grandi (dai costi inferiori) e ridurre i posti in classe business approfittando per rendere meno infelice il volo ai passeggeri marchiati economy.

Nel medio termine, entro circa 3 anni dalla conclusione della pandemia, i prezzi dei voli potrebbero aumentare del 3%: non si tratta di un capriccio ma di vera necessità, ricorda il report, perché messe tutte insieme le compagnie hanno formato un vuoto di denaro da colmare pari a 180 miliardi nel solo 2020.

La McKinsley ha notato che diverse compagnie sono state veloci nel riconfigurare i propri servizi e offerte, mentre altre stentano a riprendere il giro. E dire che sarebbe il momento giusto per una rivoluzione che parta dalla digitalizzazione e da idee nuove per attrarre passeggeri snellendo le procedure più antipatiche, quelle d’imbarco e di attesa dei bagagli ad esempio, due dei più sfiancanti motivi di lamentela, che spesso convincono i viaggiatori a preferire il treno, visto che a conti fatti il tempo da impiegare è quasi lo stesso.

La vera salvezza del settore, sempre figlia della pandemia, passa attraverso i voli cargo, di cui ci sarà sempre più bisogno: l’impennata dell’e-commerce non conosce confini e pretende velocità di consegna. E guai a chi resta indietro.

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