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Da sempre, gli artisti hanno due vite. Quella pubblica, fatta di tele finite, vernissage e cataloghi. E poi quella privata, che vive su fogli volanti, schizzi notturni, appunti tracciati prima che l'idea diventi un’opera.

È la differenza che corre tra il “prima”, lo studio e il ripensamento, e il “dopo”, quando qualcosa di già espresso viene ripreso, capovolto e smontato. Questa seconda vita vive quasi sempre su carta, supporto economico e immediato. La GAM di Torino ha deciso di aprire quel laboratorio al pubblico.

Un altro Novecento. Opere su carta dalle Collezioni della GAM, aperta dal 21 maggio al 1° novembre e curata da Fabio Cafagna ed Elena Volpato, è una mostra che non arriva da prestiti internazionali né da operazioni di mercato: viene dagli archivi del museo stesso. Oltre 600 opere fra disegni, acquerelli, incisioni e dipinti su carta, selezionate da un patrimonio che molti visitatori abituali della GAM probabilmente non hanno mai visto, cresciuto nel tempo anche grazie alla Fondazione Guido ed Ettore De Fornaris e alla Fondazione Arte CRT. Un tesoro custodito nei depositi che finalmente torna in superficie.

Il tragitto copre l'intero secolo, dalle atmosfere simboliste di fine Ottocento fino alle ricerche degli anni Novanta, articolato in 21 sezioni che seguono le stagioni artistiche senza una rigidità scolastica. Si parte da Leonardo Bistolfi e Medardo Rosso, si attraversano le avanguardie europee, Bonnard, Beckmann, Henri Rousseau, Max Ernst, per arrivare all'Arte Povera con Mario Merz e Giuseppe Penone, passando per il futurismo di Balla e Boccioni, il realismo di Guttuso e Birolli, le visioni notturne di Sironi e Viani. Un secolo intero raccontato attraverso gli appunti.

Ampio spazio è dedicato anche ad una dimensione spesso trascurata: il disegno come strumento editoriale e teatrale. Dagli studi scenografici di Gigi Chessa alle illustrazioni realizzate per la casa editrice Einaudi da Carlo Levi, Francesco Menzio e Bruno Cassinari, emerge un Novecento in cui l'arte non viveva solo nelle gallerie ma circolava nella vita quotidiana. Tre autori torinesi, Mario Sturani, Carlo Turina e Cino Bozzetti, occupano una sezione dedicata, accomunati da un segno netto che isola le figure in atmosfere sospese.

Tre sale monografiche spiccano sul resto. Lucio Fontana è presente con trenta fogli donati dalla moglie Teresita alla GAM nel 1970, appena un anno dopo la sua morte, in occasione dell'antologica che il museo gli aveva dedicato: una raccolta preziosa che mostra l'artista dei tagli nella sua fase più esplorativa. Giorgio Morandi offre un percorso autonomo che dalle acqueforti degli anni Venti arriva alle nature morte e ai paesaggi collinari. Filippo de Pisis occupa una sala con un fondo ampio di fogli tra gli anni Venti e Cinquanta.

Non mancano gli ospiti illustri da oltre confine. Un trittico di Robert Rauschenberg, la Visual Autobiography, è stato restaurato per l'occasione e torna visibile dopo anni. Compaiono Warhol e Lichtenstein, le declinazioni italiane della Pop Art con Mario Schifano e Piero Gilardi, i bozzetti per la Bibliothèque de Cobra e le pitture murali di Tamayo Rufino, lontane dalle avanguardie europee. Un affondo specifico è riservato alla tradizione incisoria torinese che restituisce una scena locale raramente raccontata.

Lungo tutto il percorso compaiono opere di Pesce Khete, artista contemporaneo invitato come “intruso” nell'ambito di “Quarta Risonanza”, il programma della GAM che mette in dialogo il presente con le collezioni storiche.

A chiudere la mostra è Eliseo Mattiacci con Predisporsi a un capolavoro cosmico astronomico: un titolo che è già un manifesto, e un'opera che usa la carta come materia oltre che grafica.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Allemandi con testi della direttrice Chiara Bertola e dei due curatori, corredato da materiale iconografico.

Il biglietto intero costa 13 euro, ridotto da 6 a 11 euro secondo le categorie.