Galleria fotografica

Tutto comincia nell'estate del 1991, con una fotografia su un inserto del “Corriere della Sera”. Marco Fumagalli vede una “Vespa 50 Special Revival” e decide che doveva averla. Quello che sembrava il capriccio di un appassionato si è trasformato, nei decenni successivi, in uno degli archivi privati più completi mai dedicati a uno scooter: veicoli, modellini, riviste, manifesti pubblicitari, locandine cinematografiche, gadget di ogni genere e provenienza.

Un catalogo della memoria collettiva italiana, raccolta pezzo per pezzo con la pazienza e l'irragionevolezza che è propria dei grandi collezionisti.

Quella collezione è ora al centro di “Vespa. Icona Italiana”, la mostra che il MAUTO (Museo Nazionale dell'Automobile di Torino) ha aperto l'11 giugno e terrà fino al prossimo 30 agosto.

L'occasione è il brevetto depositato ottant'anni fa da Enrico Piaggio: un oggetto tecnico che avrebbe generato un immaginario collettivo senza pari. La mostra non celebra tanto il mezzo quanto il fenomeno, la capacità della Vespa di attraversare decenni, linguaggi e differenze sociali senza mai sembrare fuori posto.

Un atlante senza gerarchie

L'allestimento è costruito come una stratificazione densa di immagini: la Vespa appare e riappare in contesti sempre diversi, riprodotta, reinterpretata, moltiplicata in centinaia di manifesti pubblicitari, locandine di film, modellini in scala e fotografie d'autore. L'effetto è di un archivio aperto, in cui il visitatore può costruire il proprio percorso.

Il filo narrativo è affidato a quattordici esemplari originali, distribuiti in sei aree tematiche (Gli esordi, Il successo, La rivoluzione, Anni Ottanta, Il nuovo corso, Il Vespa Club d'Italia) che scandiscono ottant'anni di storia industriale e di costume. Tra i pezzi esposti, la 98 MP6L del 1946, la 125 V31T che comparve in “Vacanze Romane”, la 150 GS considerata il capolavoro tecnico della produzione classica, fino alla Vespa Elettrica e alla GTS 310 80th, costruita appositamente per l'anniversario.

Uno dei momenti più interessanti della mostra è il focus dedicato a Mimmo Rotella, maestro del décollage e figura centrale nell'arte italiana del dopoguerra. Le sue opere reinterpretano l'universo iconografico della Vespa attraverso la stratificazione e lo strappo: manifesti decostruiti, immagini che emergono da altri strati di immagini, il marchio che si dissolve e si ricompone. Rotella aveva intuito prima di molti altri che la pubblicità non era solo comunicazione commerciale, ma un perimetro culturale.

Roberto Donati, curatore della mostra e direttore storico-culturale del “Vespa Club d'Italia”, sintetizza bene la posta in gioco: “Mythos per i greci significava raccontare. Chi più di lei è memoria del nostro popolo?”.

Una domanda retorica, naturalmente, ma non priva di fondamento: la Vespa è uno dei pochi oggetti industriali italiani del Novecento che ha mantenuto una riconoscibilità globale senza perdere la cultura d'origine.

Il programma pubblico prevede un raduno l'8 luglio, dalle 18.30 alle 20.30: i vespisti sono invitati a raggiungere il MAUTO con il proprio mezzo, che sarà parcheggiato davanti all'ingresso principale in quella che si preannuncia come una mostra nella mostra con decine di scooter storici e contemporanei all'esterno, mentre all'interno si tiene un talk sulla storia del mezzo. L'ingresso alla mostra sarà gratuito per i partecipanti al raduno.

La mostra è curata da Donati insieme a Rino Drogo, coordinatore della “Collezione Fumagalli”. Gli iscritti al Vespa Club d'Italia accedono con biglietto ridotto: 15 euro per il Museo Nazionale dell'Automobile, 7 per il Centro Storico Fiat.

I MODELLI ESPOSTI

Vespa 98 MP6L, Vespa V15T, Vespa 125 Sport, Vespa 125 V31T(Vacanze Romane), Vespa 125 VN2T, Vespa 150 GS (VS3), Vespa 90SS, Vespa 180 Rally, Vespa PX (prima serie), Vespa T5, Vespa 50 Revival, Vespa Elettrica, Vespa GTS 310 80th, Vespa 946.