Una cosa che mi ha colpito in questo 2019 che volge al termine è stata l’esigenza della gente comune di scendere in piazza, di occupare dei luoghi fisici da sempre luogo di confronto. Questa improvvisa esigenza, che si è manifestata con una progressione costante in giro per il mondo, deve farci riflettere.

Certo le motivazioni alla base sono diverse, con recriminazioni diverse, con modalità diverse, con appartenenze diverse, ma tutte legate dall’esigenza di esserci, di dar fisicità a luoghi “reali” e non solo “virtuali”; si potrebbe affermare che questa forma di espressione “antica” utilizzando modalità “digitali” di connessione e relazione ha realizzato un ponte generazionale e culturale, e questo è già di per se un primo aspetto su cui riflettere.

Certo le piazze di Barcellona, Hong Kong, Santiago del Cile, Parigi sono diverse dalla piazze dei giovani alla Greta Thunberg, alle nostre No TAV, Si Tav per chiudere con “Le Sardine”, solo per citarne alcune, ma tutte hanno come “bussola” la necessità di evidenziare delle differenze, delle esigenze, delle tematiche non soltanto a chi sta al vertice della piramide, ma a tutti noi, con le singole sensibilità nei differenti contesti. 

In un momento storico in cui il concetto stesso di “democrazia” viene messo in discussione come “sistema” dalla globalizzazione dei mercati finanziari, dalla digitalizzazione, dalla nostalgia di alcuni di tornare a modelli ispirati all’impero ottomano, ecco che l’Agorà rinasce come l’araba fenice.

Proviamo a elevare il nostro punto di vista in una sorta di Google Earth, e liberarci dai preconcetti “locali” troppo facili, e guardiamo positivamente e in prospettiva a questa nostra capacità di essere propositivi, cogliamo l’opportunità di rigenerare una profonda coscienza civica, fatta di piccole cose ma per cui è necessario sentirsi parte, ricordando che gli schemi destra, sinistra, sopra, sotto passano in secondo piano, anzi la politica che cerca di metterci sopra il “cappello” con la speranza di raccogliere più consenso, rischia si produca l’effetto opposto o peggio se ne vanifichi la spontaneità; la politica deve ascoltare, far sintesi e proporre soluzioni, tenendo a mente che al centro deve esserci l’uomo e soprattutto il Mondo e l’uomo che verrà. (blog di Beppe Pezzetto)

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