Ci sono notizie che passano quasi inosservate sotto un torrido sole di metà luglio, notizie solo all'apparenza per addetti ai lavori, che scivolano via "tra i tuoi fiocchi di neve e le tue foglie di te'" e che invece potranno incidere sul futuro di questo o quel territorio. In questi giorni sono stati pubblicati i collegi, che dal luglio 2016 diverranno il perimetro nel quale gli elettori potranno esprimere la loro preferenza per eleggere chi dovrà rappresentarli in quel di Roma.
 
Ora capisco che parlare di queste cose, con questo clima atmosferico e non, vi farà dire giunti a questo punto dell'articolo ... "Ma chi se ne frega!". Vi inviterei invece ad andare oltre, capendo che comunque vada ci sarà sempre qualcuno che deciderà anche per noi, e che forse sarebbe meglio che quel qualcuno, decidesse conoscendo almeno in minima parte la realtà, fatta di cose, luoghi, tradizioni e persone, che lo investirà di tale compito.
 
Non ho ovviamente la sfera di cristallo, ma una cosa che balza subito all'occhio guardando la vastità e le diverse concentrazioni di elettori, nei due macro collegi canavesani, mi portano a dire che se non ragioneremo come territorio lasciando perdere divisioni di bandiera, di campanile ed anche "politica", difficilmente riusciremo ancora ad esprimere un rappresentante delle nostre terre. E se anche molti di voi pensano che la politica non serva a nulla e quindi insistono con "ma chi se ne frega!" mi permetto di dire che la mancanza di rappresentanza politica ad ogni livello di un territorio o viceversa la presenza, ne può decidere le sorti nel medio e nel lungo periodo.
 
Guardate la cartina del Piemonte e riflettete: i giochi cominciano adesso, ed è quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare. Meditate canavesani, meditate.

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