di Tiziana Adage - Canavesealcentro 

La prima volta che ho lasciato l’Italia per un periodo di tempo significativo è stato per lavorare nel nord dei Paesi Bassi, per quello che doveva essere un periodo di sei mesi, che sono diventati dieci, e con un breve ritorno, si sono trasformati in quattro anni e mezzo.
I primi fine settimana li ho passati a esplorare le bellezze naturalistiche della zona vicino a Groningen, tra cui la foresta di Asserbos, di cui vanno molto fieri. Ho capito più tardi il motivo, ma per me sembrava strano camminare tra alberi che, seppure molto vecchi, erano stati chiaramente piantati dagli esseri umani e non avevano nulla della varietà di specie arboree e del sottobosco a cui ero da sempre abituata camminando nei boschi vicino alla frazione di Cuorgnè dove ero cresciuta.
La seconda sorpresa l’ho avuta al primo rientro per Pasqua. Mio padre venne a prendermi all’aeroporto di Caselle, e rientrando a casa, dopo aver abbracciato mia mamma, voltandomi sono rimasta stupita della maestosità della Quinzeina con la cima ancora un po’ innevata.
Era sempre stata lì, tutta la mia vita, e non l’avevo mai veramente notata. Erano serviti circa tre mesi in una nazione dove il punto più alto è poco più di 300 metri sul livello del mare per accorgermi che ero cresciuta circondata dai monti.
Perché vi racconto tutto questo? 
Il Canavese ha bellezze naturalistiche incredibili e uniche non solo per l’Italia, ma anche per tutta Europa e forse chi ci vive, se pur apprezzandole, non ne capisce l’infinito valore.
Ho amici olandesi, inglesi e tedeschi che impazzirebbero per i borghi di montagna, le colline coperte di vitigni, e i sentieri tra boschi e laghi.
La recente pandemia, che ci ha limitato di molto gli spostamenti soprattutto a fini turistici, ha fatto rivalutare a molti i luoghi più vicini a casa. La necessità di godere delle piccole cose, di un buon bicchiere di vino, di cibi magari poco esotici, ma genuini.
Ma non è solo la pandemia che ha cambiato le scelte turistiche. Il desiderio di passare le vacanze e il tempo libero in modo più sostenibile e green è sempre più diffuso, specialmente tra i giovani. E l’instaurarsi in molti settori della possibilità di lavorare in remoto ha spinto molti a spostarsi dalle città per potere nuovamente godere della natura e della possibilità di vivere in una casa, e non in un micro-appartamento. E non credo questa tendenza scomparirà.
Conosco persone che scelgono di trasferirsi, almeno per una parte dell’anno, a vivere e lavorare in altri posti. Per combinare il lavoro quotidiano online, con il piacere di vivere in un ambiente ricco di bellezze naturalistiche da scoprire dopo il lavoro e nel tempo libero. 
Il Canavese ha moltissimo da offrire in questo senso, anche per la vicinanza a grosse città come Torino e Milano. 
È solamente necessario guardarlo con occhi da straniero per capirlo.  (www.canavesealcentro.it)

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