di Giovanni Ellena - Canavesealcentro

«Ma come avete fatto a tenere nascosto questo paradiso per così tanti anni?»
Questa la domanda che i miei colleghi mi rivolsero nel parcheggio di «deviazione ammiraglie» subito dopo la tappa del Giro d’Italia 2019, «Pinerolo/ Lago Serrù».

Le solite battute del dopocorsa, gli sfottò di qualche intervento rocambolesco in gara o i commenti sul risultato sportivo, stavolta avevano lasciato spazio alla curiosità sulla bellezza del nostro territorio, e a molte promesse (in buona parte mantenute) di un ritorno da turista, per godersi la salita e il panorama senza l’ansia dell’agonismo.

La mia professione ed il ricordo di quelle battute, mi hanno portato, negli anni successivi alle varie partenze ed arrivi del Giro d’Italia in Canavese (Rivarolo, Ivrea, Aglié, Ceresole Reale, Ivrea) ad una maggiore attenzione al traffico ciclistico nelle nostre valli. Sarebbe interessante avere dei dati statistici precisi, ma già solo a colpo d’occhio l’impennata del cicloturismo in Canavese è stata notevole.

E non si parla solo di cicloturismo locale ma di vero turismo, da parte di appassionati di ciclismo, natura ed arte, provenienti da varie parti d’Europa, che pedalano, soggiornano, consumano nel nostro territorio portando indotto alla nostra economia locale.

Ma quanto c’è ancora da fare?  Che potenzialità ha il Canavese?

Spesso mi capita di visitare per lavoro luoghi che hanno un potenziale attrattivo notevolmente inferiore al nostro Canavese, ma strutturati per la ricezione del cicloturista. Territori che hanno basato una parte della loro economia turistica sull’indotto di eventi importanti. L’evento sportivo che ormai è entrato nella storia del ciclismo epico che da visibilità mondiale di un giorno al territorio.

Il fatto di parlare di evento storico induce a pensare che ci vogliano anni a promuovere un territorio ciclisticamente parlando, ma ci sono casi che smentiscono totalmente questa teoria.  Basti pensare ad una gara che ormai è una classica del ciclismo mondiale. La famosa «Strade Bianche», che pur avendo una storia recente (prime edizione a fine del primo decennio del 2000), è ormai un appuntamento ambitissimo del calendario mondiale del ciclismo professionistico, ma soprattutto, assieme alle manifestazione ciclostorica de  «L’Eroica» (musa ispiratrice delle «Strade Bianche»), un evento trascinatore per il turismo in bicicletta sulle colline senesi.

Il territorio canavesano ha possibilità infinite di disegnare percorsi per tutti i gusti, da quelli per la «classica» bici da strada, alla più «libera» MTB, fino all’ultima tendenza del Gravel.  Percorsi che permetterebbero di promuovere le nostre peculiarità e far conoscere le nostra storia e la nostra architettura.  Percorsi che, se ben strutturati e promossi, permetterebbero la nascita di strutture di appoggio (mi vengono in mente i Bicigrill già presenti in alcuni territori), creando anche possibilità di lavoro in più.

Forse manca solo l’ultimo tassello, la creazione dell’evento trascinante, l’evento che si ripete negli anni e da un’identità ciclistica al territorio.

GIOVANNI ELLENA

Nato nel 1966 in Canavese e continua a viverci, in Pertusio.  Dopo un passato da atleta ciclista, ispirato ed iniziato dalla squadretta del paese, nel 94 abbandona lo sport praticato per dedicarsi, per hobby al ruolo del direttore sportivo. Prima nelle categorie giovanili, poi, fino al 2005, nelle categorie internazionali.  Dal 2006 è direttore sportivo di un Team professionistico che negli anni più volte ha cambiato la denominazione fino ad arrivare all’odierna Drone Hopper Androni Giocattoli. Nella sua carriera ha diretto/incrociato, nelle molte gare del calendario internazionale (Giri d’Italia, Milano Sanremo, Fiandre, Freccia Vallone ecc. …) diversi atleti di successo. Elenchiamo tra questi, Simoni, Rebellin, Scarponi, Bernal, Ballerini, Masnada ecc. Da sempre amante del territorio Canavese, a cui deve molto, crede nel ciclismo e nello sport in genere come un mezzo di promozione dello stesso.

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